Un architetto intimista che sembra precorrere i tempi che chiedono progetti meno wow ma più sommessi. Emanuel Gargano nasce ad Assisi, dove ha tutt’ora il suo atelier, si laurea a Urbino e si trasferisce con lo studio a Londra dove collabora con l’architetto Claudio Silvestrin. Un grande amore, il suo, per gli elementi naturali e la semplicità nonostante le esperienze internazionali e i molti premi. Nelle sue proposte luminose infonde l’anima antica delle cose trasformandole magicamente in oggetti modernissimi, colti e misteriosi.
I poli del tuo lavoro e della tua vita si dipanano tra Assisi, Londra, New York. Cosa “prendi” da luoghi così diversi?
Questo piccolo paese dove sono nato al centro dell’Italia, posto sulla sommità di una verde collina, è stato da sempre per me frutto di grandi emozioni e misteri; è completamente costruito con un unico tipo di pietra del posto di un colore sobriamente rosa molto chiaro, un unico pezzo scolpito in un blocco di pietra. Il nucleo è prettamente medievale, ed emana una energia primordiale difficile da spiegare, emotivamente coinvolgente. Anche se ho lo studio a Londra e la città che amo è New York, mai come ad Assisi mi sento travolto da tale monumentalità, monocromatica, leggera e segreta...
Una operazione pop-up immette nuova linfa e accende interesse nelle belle case-museo dell’area bergamasca per iniziativa di DimoreDesign. Ecco che tra le antiche mura entrano elementi di rottura come gli arredi dei più famosi designer italiani. Una operazione temporanea che, oltre alle visite in loco, merita un libro. In preparazione.
Ho sempre pensato al fascino dei contrasti, alla ricchezza culturale del confronto, anche quanto l’antico nutra il nuovo (ma anche i “vecchi” siano fondamentale supporto dei giovani), alle “correspondence” tra pensieri creativi con origini differenti, vicine e lontane geograficamente temporalmente culturalmente.
La bella iniziativa “Designers for Bergamo” ha messo in scena in maniera plastica e immediata quanto la bellezza si integri con altra bellezza, anche se secondo un pensiero ortodosso potrebbe sembrare non centrare per niente. Ovviamente oggi non è più vero. Le case più belle del mondo accumulano pezzi appassionati e escono dagli “stili” prefissati unendo l’antiquariato al contemporaneo, il ricordo alla sperimentazione, il design-personaggio all’arte d’avanguardia, in una sorta di collezionismo in progress che dice molto di chi lo sceglie e lo fruisce...
Anche prima della pandemia, spazi pubblici e privati, erano sollecitati da una sempre maggiore richiesta di qualità. Stare all’aperto, starci bene, in luoghi progettati per abitarci, senza rimpiangere le comodità degli ambienti domestici. Una richiesta che è stata accelerata e che sta trovando molte nuove risposte. L’outdoor torna ad essere uno scenario di riferimento per designer e aziende. Ci sono marchi nati attorno a questo tema, molti anni fa, e designer che da molti anni progettano per dare sostanza a nuove forme della convivialità. È questo il caso di Pedrali e di CMP Design, che per la stessa azienda disegna arredi outdoor da otto anni.
Spazi multifunzione, fuori e dentro
“Ci siamo resi conto di aver bisogno di più spazio, più distanze e di voler tornare ad occupare anche in maniera differente ed elegante, gli spazi esterni alle nostre case, prendendoci cura di giardini, balconi e terrazze”, racconta Monica Pedrali, “Per la nostra azienda si tratta di proseguire un percorso di lunghissima data; le radici di Pedrali risiedono proprio nel mondo outdoor. Nostro padre Mario ha infatti iniziato la sua attività nel 1963 producendo arredi da giardino in ferro battuto”...
A quasi quarant’anni anni dalla nascita del suo primo hub e venti dal secondo e attraverso una serie di eventi, evoluzioni, innovazioni, rigenerazioni di luoghi post industriali, presentazioni di idee e lavori orbitanti intorno al mondo del design della fotografia dell’arte e della creatività a tutto tondo, Superstudio Group presenta una nuova creatura in un nuovo spazio. Superstudio Maxi. Che si aggiunge alle due storiche location, Superstudio 13 e Superstudio Più, nelle quali durante la Design Week 2021 saranno presenti altri progetti focalizzati sull’innovazione e sul design. Per un panorama completo e circolare esteso su circa 30.000 mq in tre sedi a poca distanza.
Superstudio MAXI, nuovo nato nella famiglia delle venue di Superstudio Group, spazio del futuro che sarà pronto il prossimo autunno ospiterà per la Milano Design Week 2021 il format espositivo DNADesignNatureArchitecture The world of tomorrow. Si tratta di un concept nuovo e che in questo momento, come organizzatori di eventi ed esperti della design week, sentiamo il bisogno di offrire ai visitatori e a un cluster ben preciso di espositori.
DNADesignNatureArchitecture sarà ambientato in questa location ampia e aperta, piena di luce, alimentata da pannelli solari e energie rinnovabili, primo edificio milanese destinato alla temporaneità dotato di certificazione Leed, immerso in un quartiere estremamente promettente.
Il progetto, inteso sia come quello generale del nuovo spazio Superstudio Maxi, sia come show inedito della Milano Design Week, DNADesignNatureArchitecture, è ambizioso e strategico.
A partire dagli anni 70 come fondatore dello Studiodada Associati noto per il suo Radical Design, Marco Piva è presto arrivato al top della carriera di architetto, designer, urbanista, docente, progettista “at large” con progetti per numerose grandi aziende italiane e molte città del mondo occupandosi di grandi e piccoli progetti, dalle architetture ai villaggi vacanze alle installazioni per raccontare un prodotto o un’idea. Al Superstudio è arrivato in più occasioni portando il suo mood elegante fluido emozionale e funzionale.
2000/2020 In vent’anni cosa è cambiato, cosa cambierà?
In questi ultimi 20 anni è cambiato il modo di pensare, di sviluppare e di comunicare il design. La formula lanciata da Superstudio, che integra nella contemporaneità dell’evento realtà tra loro diverse, dall’architetto affermato al designer emergente, dalle aziende consolidate alle nuove proposte, dalla tradizione alle ultime innovazioni in campo tecnologico, crea sincronia, condizione vincente per presentare una visione trasversale dello stato dell’arte del Design: Superstudio Più diviene così un palcoscenico, un “laboratorio” che durante il Fuorisalone si apre alla città.

"La mia ricerca sull’abito femminile dai volumi generosi, è nata un po’ per gioco durante il periodo della quarantena, quando la parola “distanziamento fisico” veniva ripetuta più e più volte da ogni media. Il cercare nella bellezza qualcosa in grado di esorcizzare il momento di ansia collettiva e ovviamente anche personale è stata per me in qualche modo una forma di terapia… e di link in link mi sono in breve tempo trovata - devo dire inaspettatamente - una cartella zeppa di immagini, alcune conosciute altre scoperte o riscoperte. Le ho iniziate a riordinare per affinità, realizzando che l’abito voluminoso segna davvero una distanza fisica e psicologica, che può essere interpretata secondo precise chiavi di lettura..." Ilaria Marelli

Il grande schermo LED di Superstudio (24x5,5 m) da oggi diventa anche interattivo e touch. Nuovi effetti sorprendenti sono stati implementati nel progetto GoLive. Infinite possibilità di interazione con lo schermo consentono di elaborare scenari suggestivi e coinvolgenti.
Vuoi saperne di più? Vieni a trovarci! info@superstudioevents.com
Un ringraziamento a Luca Rapis, One Thousand.
Reale, virtuale, nomade, condiviso: una nuova organizzazione del lavoro e dello studio. Questo il concept di SuperCampus, il nuovo progetto di Giulio Cappellini per Superdesign Show 2021 che promette una rivoluzione del tempo e dello spazio dove bellezza, qualità e nuovi rapporti sociali saranno una possibile soluzione e una risposta concreta post covid.
"Il recente periodo di isolamento ha accentuato un processo già da tempo in atto: un modo nuovo di lavorare e gestire il proprio tempo.
In passato si lavorava molte ore in ufficio investendo poi il tempo libero negli hobbies, nel relax, nel vivere la propria casa.
In seguito si è iniziato ad avere un atteggiamento meno rigido verso il proprio lavoro: meno ore passate in ufficio, lavoro fatto anche a casa, riunioni più brevi, abbigliamento meno formale, relax nell’ambiente di lavoro...
È il più famoso designer olandese capofila di quel neoumanesimo del XXI secolo, che apre a tutte le esperienze e le suggestioni. È arrivato al Superstudio tra i primi vent’anni fa, in un piccolo spazio defilato dove si è subito fatto notare. Presto le sue spettacolari installazioni fatte per Moooi, di cui è co-fondatore, e per le più importanti aziende italiane e internazionali, sono diventate un appuntamento imperdibile della Design Week di Milano.
In questi ultimi 20 anni cosa pensi sia cambiato nel design?
Penso che il design non sia cambiato. Negli ultimi anni è stato molto influenzato dall’ecologia e la comunicazione è diventata molto differente, dai media alle modalità di raccontare storie. Il design è diventato più personale e tecnologico, ma la sua natura è sempre la stessa.