IT | EN
16/07/2020 | DESIGN, PEOPLE
L'INTERVISTA DEL GIOVEDI'

EMANUEL GARGANO. TRA LUCE ED OMBRE

Di: Gisella Borioli

Un architetto intimista che sembra precorrere i tempi che chiedono progetti meno wow ma più sommessi. Emanuel Gargano nasce ad Assisi, dove ha tutt’ora il suo atelier, si laurea a Urbino e si trasferisce con lo studio a Londra dove collabora con l’architetto Claudio Silvestrin. Un grande amore, il suo, per gli elementi naturali e la semplicità nonostante le esperienze internazionali e i molti premi. Nelle sue proposte luminose infonde l’anima antica delle cose trasformandole magicamente in oggetti modernissimi, colti e misteriosi.

I poli del tuo lavoro e della tua vita si dipanano tra Assisi, Londra, New York. Cosa “prendi” da luoghi così diversi?
Questo piccolo paese dove sono nato al centro dell’Italia, posto sulla sommità di una verde collina, è stato da sempre per me frutto di grandi emozioni e misteri; è completamente costruito con un unico tipo di pietra del posto di un colore sobriamente rosa molto chiaro, un unico pezzo scolpito in un blocco di pietra. Il nucleo è prettamente medievale, ed emana una energia primordiale difficile da spiegare, emotivamente coinvolgente. Anche se ho lo studio a Londra e la città che amo è New York, mai come ad Assisi mi sento travolto da tale monumentalità, monocromatica, leggera e segreta. Una terra dove tutto sembra fermo, sembra esistere da sempre e resistere a tutto, dove si riesce ad ascoltare il silenzio fuori da ogni distrazione. È l’equilibrio perfetto tra i molti stimoli che la città regala e il silenzio del piccolo paese, condizione ideale per elaborare ogni pensiero.

C’è nel tuo lavoro un minimalismo estremo, il senso della natura, una manualità reale. Quasi una posizione controcorrente al design prolifico ed eclettico degli ultimi anni. Da dove nasce questa posizione?
Contrariamente alla credenza comune, che il moderno equivale all’avveniristico, le mie scelte cadono sulla tradizione, su materiali ed ispirazioni da sempre esistenti e solamente reinterpretate, tutto quello che scegliamo oggi ha agganci con il passato. Controcorrente significa stabilire che esiste una corrente, io non ho mai seguito le mode per loro natura temporanee ma ho sempre semplicemente scavato nel mio passato cercando di riportare alla luce ricordi, episodi e situazioni.

La forma, la luce, la materia: in che relazione sei con questi elementi nel tuo lavoro?
La semplicità si raggiunge per mezzo di un’intelligenza sobria, modesta e sincera, la cui principale strategia è l’economia dei mezzi intesa come l’uso di una gamma limitata di materiali. Qualsiasi materiale esiste nella sua forma originaria e questo viene svelato solamente attraverso la luce. Ho sempre cercato nel mio lavoro di non alterare la natura dei materiali, lasciando a loro il compito di esprimersi per quello che sono, mi sembra l’unica via per arrivare all’essenziale senza eliminare la poesia.

Quando hai partecipato all’edizione 2016 del design al Superstudio, hai chiesto espressamente di andare nel Basement, lo spazio underground generalmente riservato alle giovani promesse all’inizio della professione, nonostante fossi già un professionista affermato. Perché?
La semplicità è una qualità essenziale delle cose. L’ambiente scarno all’apparenza ostile e privo di luce naturale è la situazione ideale per far rivivere alcune memorie, vaghi ricordi di bagliori accecanti di luce. Tutto il mio lavoro sulla luce parte dal buio, dal nero profondo che lentamente diventa ombra e in alcuni casi si manifesta con rara intensità, esattamente come faceva Caravaggio che tirava fuori la sua luce partendo dalla tela completamente nera.

Nei sotterranei dell’edificio, che ancora conservano il sapore di rifugio antiaereo degli anni 40, le tue luci essenziali creavano una atmosfera senza tempo e senza luogo. Non c’era nulla, ma c’era tutto. Il design per te è sottrazione?
L’idea è quella di sbarazzarsi di tutto ciò che è superfluo per muoversi leggeri nello spazio, concentrarsi sull’intima essenza di pochi materiali, trovare il delicato equilibrio tra noi stessi e quello che ci circonda in quell’istante, fuori dai rumori del mondo esterno, dall’inquinamento visivo di milioni di immagini a cui veniamo sottoposti, trovare un’oasi di pace. “Più le cose si avvicinano all’inesistenza più si fanno delicate ed evocative”. Lo sforzo di creare un ambiente intimo, discreto ma con carattere, capace di comunicare un pensiero, ma non di imporlo, dove la mano che l’ha creato perda la sua riconoscibilità, come se si fosse oggettivamente creato da solo, senza nome, come molte intuizioni e oggetti di uso quotidiano che non sappiamo chi li abbia pensati e progettati. Umilmente bisogna sentire ed assorbire lo spazio prima di invaderlo, il progetto per me consiste nel depurare il superfluo, togliere tutto ciò che eccede, un consapevole gesto di sottrazione dell’ambiente, proprio in opposizione al mondo esterno.

Hai collezionato premi e riconoscimenti da tutto il mondo. Cosa dà maggior soddisfazione di un prestigioso Award?
I premi e i riconoscimenti hanno l’unica funzione di creare un senso di orgoglio nei posteri che forse tra molti anni si ricorderanno di te attraverso le cronache di un episodio. Non gli ho mai dato importanza soprattutto in un paese come l’Italia, credo unico al mondo, che quando vinci un Compasso d’Oro devi pagare diecimila euro. La maggior soddisfazione è stata quella di far vedere un compasso scintillante a mio padre che trenta anni prima ha dovuto con sforzo e frustrazione comprarmi un compasso per scuola, quello senza rotella al centro perché era troppo costoso.

Cosa possono fare designer e architetti per il prossimo futuro?
Non so onestamente cosa possono fare, l’unica cosa che suggerisco quando mi capita di parlare con giovani studenti è quello di osservare con curiosità tutti gli aspetti della vita, soprattutto quelli che non si vedono e di sviluppare un senso dell’oltre, del non tangibile, crearsi degli strumenti che gli permettano di scavare nel profondo di sé stessi abbandonando la cultura quasi sempre schierata di riviste di settore dove loro immaginano di trovare le soluzioni ad ogni problema. Solamente indagando la propria vita, i propri dolori e le proprie gioie questi potranno suggerire nuove e originali visioni.

Aura lamp for "Brightening the dark". by Emanuel Gargano. SuperdesignShow 2016
"Brightening the dark" exhibition by Emanuel Gargano. SuperdesignShow 2016
Cado lamp for "Brightening the dark". by Emanuel Gargano. SuperdesignShow 2016
"Brightening the dark" exhibition by Emanuel Gargano. SuperdesignShow 2016

PROSSIMO ARTICOLO

DIMOREDESIGN. DIALOGO TRA ANTICO E CONTEMPORANEO

ARTE
DESIGN
DUBAI
EDITORIALE
EVENTI
FOTOGRAFIA
INNOVAZIONE
LIBRI
LOCATION
MODA
PEOPLE
TENDENZE
ARCHIVIO COMPLETO
ARTICOLI IN EVIDENZA