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28/04/2021 | DESIGN, PEOPLE

LUDOVICA+ROBERTO PALOMBA: I NOSTRI PROGETTI GENDERLESS

Di: Gisella Borioli, intervista

Parlando di donne protagoniste dell’architettura e del design salta subito all’occhio che oltre alle pochissime archistar del gentil sesso di fama planetaria, molti studi sono condotti da una coppia affiatata dove lei è del tutto paritaria e complementare a lui. Rapporti professionali, nati per stima e per amore, il cui successo è merito della strana alchimia che questo tipo di partnership genera, soprattutto dopo molti anni di mutua collaborazione. E che si ritrova negli oggetti eleganti, nelle consulenze creative, nei raffinati progetti di interior dello studio Palomba Serafini Associati…  Ludovica (Serafini) e Roberto (Palomba) hanno festeggiato a Milano i loro 25 anni insieme prima del buio della pandemia con una mostra di pezzi unici molto importanti a metà tra l’arte, il design, la manifattura d’autore. Per AT si raccontano a due voci con complicità e con allegria.

Non sono molte le coppie di architetti che, lavorando insieme, hanno lo studio intitolato ad entrambi. Vorrei cominciare con voi ad analizzare questo rapporto paritario, ma non poi troppo. Vi disturba questo approccio bipartisan?
Ludovica: No anzi è la nostra forza! Esistono un sacco di società fondate da più soci, noi siamo entrambi architetti, all’interno dello studio ci distinguiamo per peculiarità diverse.
Roberto: Assolutamente no, anzi credo che completi la nostra visione, un uomo ed una donna, metà di una visione completa e quindi come tale credo che il nostro punto di vista sia rispettoso di entrambe le realtà. Semmai parliamo di una società “Genderizzata”, la nostra idea di progetto è Genderless.

Quando vi siete conosciuti e cosa vi ha convinto ad aprire uno studio insieme?
Ludovica: Ci siamo conosciuti più approfonditamente penso per affinità elettiva, mentale, di gusto, di visione, dunque posso dire che quella di aprire uno studio assieme sia stata una conseguenza naturale senza troppi retropensieri.
Roberto: Ci siamo conosciuti da giovanissimi, ci ha spinto la stessa visione delle cose ma anche la capacità di uno e dell’altro di completare il pensiero rendendolo maggiormente complesso e completo.

Come fondete in un unico progetto le vostre personalità?
Ludovica: Non parlerei di personalità ma di visioni. Due visioni molto vicine fra loro che si fondono, dopo di che, nell’organizzazione dello studio non partecipiamo sempre a tutti i lavori contemporaneamente. Il momento della revisione invece è quello che apre il dialogo per sviluppare a due teste il progetto, questo è uno dei grandi valori del nostro studio.
Roberto: Con grande rispetto dell’opinione altrui ma anche attraverso il grande apprezzamento che abbiamo l’uno dell’altra.

Sono discussioni o rose e fiori?
Ludovica: Sono sempre rose, perché si tratta di fiori bellissimi, ed al contempo, a volte nascondono delle spine.
Roberto: È passione, possono essere rose e fiori appassionati e animati, l’eccesso di civiltà o il distacco sono sinonimi di disinteresse.

C’è una intrinseca differenza tra un progettista uomo o donna?
Ludovica: L’intuito, la creatività e l’intelligenza non hanno sesso, ci sono delle passioni, lui ad esempio è molto appassionato di design, mentre io più di architettura, questo crea all’interno dello studio una grande alchimia.
Roberto: No, c’è la qualità della persona che fa la differenza tra buono o cattivo progettista.

Ciascuno ha un ruolo o siete intercambiabili?
Ludovica: In teoria siamo intercambiabili, all’interno delle aziende, chi più cura un progetto, poi lo porta avanti come responsabile progetto.
Roberto: Noi siamo complementari, insieme facciamo un Super 1.

Nel rapporto con l’azienda e con il cliente, i ruoli sono distinti?
Ludovica: No i ruoli non sono distinti, i progetti poi vengono portati avanti assieme, ciò che viene impostato da subito è chi si occuperà di un determinato progetto.
Roberto: Forse nel quotidiano ho un maggiore rapporto io, comunque c’è parità anche in questo.

C’è da ritirare l’ennesimo premio. Chi va?
Ludovica: Tutti e due!
Roberto: Assolutamente entrambi.

C’è qualche progetto di successo il cui merito va più all’uno che all’altro?
Ludovica: Naturalmente certo! Anche se in tutti i progetti c’è sempre la revisione ed un cambio che proviene dall’altro, arrivando, con una condivisione continua, a modificare il segno. In un mondo di soli non siamo mai completamente soli!
Roberto: Ci sosteniamo sempre in ogni percorso creativo, soprattutto nella fatica del processo.

In 25 anni di progetti, quello che vi ha dato più felicità?
Ludovica: Ginevra! Nostra figlia!
Roberto: Sicuramente nostra figlia.

Ci sono molti grandi architetti riconosciuti come Maestri, molte meno le donne nella stessa posizione. Perché?
Ludovica: È l’essere multitasking che ha sempre fregato le donne, ovvero la loro capacità di riuscire a fare contemporaneamente molte cose, questo aspetto però crea inevitabilmente una minor disponibilità di tempo. Mentre gli uomini hanno dalla loro la tenacia di dover raggiungere un unico obiettivo, le donne invece devono arrivare a portare a termine molti più ruoli. Questa visione olistica degli impegni della vita riduce per forza la convergenza delle energie in un’unica direzione.
Roberto: Perché gli uomini sono degli egoisti egocentrici e tendono a dimenticarsi che le donne rappresentano una grande opportunità e risorsa anziché un accessorio della vita.

Mai pensato che sia il momento di valorizzare la categoria femminile?
Ludovica: Si lo penso profondamente. Ogni singola persona se pensa di essere responsabile della propria vita si deve porre un obiettivo, ed un valore.
Roberto: Assolutamente Si!

La pandemia, il lockdown, vi hanno fatto scoprire lati nascosti di voi stessi? Ha migliorato o peggiorato il vostro lavoro?
Ludovica: Il lockdown nel momento in cui siamo tutti partiti con lo smart working, ha sicuramente rallentato il nostro lavoro, non perché non fossimo pronti, ma perché principalmente amiamo lavorare con altre persone. Parlando del lockdown in generale è stato un momento di analisi molto interessante perché ci ha permesso di approfondire molti aspetti dei nostri progetti.
Roberto: Per noi che siamo dei grandi viaggiatori, il lockdown ci ha costretti a fare un viaggio questa volta dentro noi stessi e quindi come tale ogni introspezione è comunque una crescita per noi.

Ludovica Serafini e Roberto Palomba in occasione della mostra Ipertesto dedicata ai 25 anni di Palomba Serafini presso la galleria Tommaso Calabro di Milano.
Sogliano Cavour, vecchio frantoio del 1600 ristrutturato mantenendo il legame con il territorio, dalla pietra leccese ai tipici soffitti “a stella”. Ph. Francesco Bolis
Palazzo Daniele, Boutique Hotel nato dal progetto di restauro architettonico della residenza aristocratica risalente al 19 Secolo.
Palazzo Daniele, vincitore del premio AHEAD, mette in luce il tema del distacco, spazi liberi dalla loro funzione, dove antico e moderno dialogano in perfetta armonia.

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