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08/01/2021 | DESIGN, PEOPLE

IL DESIGN DISSACRANTE DI MAARTEN BAAS

Di: Gisella Borioli, intervista

Ha cominciato bruciacchiando le icone storiche del design, pezzi autentici di Eames, Rietveld, Gaudì. La serie Smoke è infatti il punto di partenza che chiarisce la sua visione, 2002, appena laureato. Qualche anno dopo arriva al Superstudio, 2006, con Clay, la serie di sedie e mobiletti imperfetti, irregolari, come modellati a mano. E infatti lo sono. Scheletri rivestiti in plastilina. Con il suo lavoro naif, divertente, concettuale, teatrale, ribelle che scuote il mondo del bello e della perfezione - già definito Contemporary Kitsch - Maarten Baas si pone subito come uno dei più influenti giovani designer olandesi del nuovo secolo, dove le strade si diramano e indicano nuovi orizzonti.

Libertà illimitata e infrangere le regole: è questo il tuo punto di partenza?
Non infrango le regole, le metto in discussione e le piego. La libertà non è mai illimitata, anzi creo il mio spazio dove posso muovermi liberamente.

La bellezza dell’imperfezione: è questo quello che cerchi?
Questo è uno dei temi su cui ho lavorato. Tuttavia, non uso la parola “imperfezione”, perché sento sinceramente che sia un altro modo di perfezione. Se un albero cresce in modo irregolare, leggermente storto, lo chiameresti “imperfetto” perché non è diritto? O fa davvero parte della sua bellezza?

Design come arte, gioco, performance, poesia, sorpresa: è questa la tua filosofia?
Sì, il design è una forma d’arte dalla mentalità molto aperta, in cui molte discipline possono unirsi. Mi sento a mio agio nell’usarlo come palcoscenico per giocare con le cose che mi piacciono.

Maarten Baas al Superstudio... ci racconti un ricordo di quel tempo, tanti anni fa?
La considero ancora la mia personale mostra più importante. Mi sentivo così vulnerabile dopo il successo di Smoke. Sapevo che molti occhi erano puntati su di me per vedere se potevo fare di più che bruciare solo alcuni classici del design. I mobili in argilla non erano una scelta ovvia. Le sedie non erano lucide o intelligenti, ma piuttosto goffe e ingenue. Al giorno d’oggi è una sorta di linguaggio di design comune creare questo tipo di forme, ma a quel tempo, specialmente nelle presentazioni più industriali al Superstudio, la maggior parte dei progetti erano molto “macho”. Quindi, sono stato molto orgoglioso di mostrare quella presentazione in una stanza molto piccola nel palcoscenico principale di Milano: il Superstudio. 

Clay Chairs by Maarten Baas at Superstudio exhibition, 2006.
Clay Furniture Specials by Maarten Baas, 2011. Photo Credit www.maartenbaas.com
Smoke Table by Maarten Baas, Rossana Orlandi Edition - Unique piece, 2015. Photo Credit www.rossanaorlandi.com
Close Parity by Maarten Baas, 2016, Eindhoven, the Netherlands. Photo Credit www.maartenbaas.com

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