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24/09/2020 | DESIGN, PEOPLE

CAROLINA NISIVOCCIA: RIGORE E FANTASIA

Di: Gisella Borioli

Per continuare i Design Encounters incontriamo l’architetto Carolina Nisivoccia che ha dato come art-director la sua impronta femminile al progetto generale del Design al Superstudio nei primi tre anni dell’evoluzione del format da Temporary Museum in Superdesign, dal 2015 al 2017. Un approccio multiforme al design, lasciando correre la fantasia e con interventi nella moda, nell’editoria, nell’exhibit design e nella eco-etica applicata al progetto. Ha ricevuto diversi premi all’estero tra cui il Green Dot Awards di Los Angeles.

Come ricordi la tua esperienza al Superstudio?
“La mia direzione artistica: personalistica, concertistica, progettistica, razionalistica, mistica, realistica, caratteristica, avveniristica, acustica, umanistica, ottimistica, edonistica, componentistica, logistica, plastica, stilistica, aforistica, caratteristica, illuministica, perfezionistica, sentimentalistica… Aver fatto il direttore artistico di Superdesign Show, evento paragonabile per dimensioni e numero di espositori ad una piccola fiera, per me è stata un'attività non solo creativa. È stato un lavoro in cui la squadra, e su tutti Gisella Borioli, ha un ruolo fondamentale. Un ciclo di tre anni in cui mettere alla prova una visione, trovando l’equilibrio tra la coerenza da dare ad ogni manifestazione, l’anticipazione delle tendenze che verranno, la creazione di iniziative come il kids design, people and stories, Mario Cucinella e la sua scuola SOS, la collaborazione con importanti sponsor chiamati a prendere parte alla visione di Superdesign, senza dimenticare mai il rispetto e l’enfatizzazione di ogni singolo brand presente.”

Come definiresti la tua professionalità così multitasking?
La mia attività è rivolta soprattutto alla progettazione di architettura di interni per i privati e di allestimenti e direzione artistica per le aziende, ma non ha limiti così definiti, mi piace esplorare i confini limitrofi, discipline diverse, perché le idee non amano stare in spazi ristretti e quello che indirizza il mio “fare” sono la curiosità unita all’entusiasmo.  Insegno brand design alla Naba e racconto agli studenti ciò che da anni ormai metto in pratica con le aziende, aiutandole ad esprimere la propria personalità. In ogni caso, ogni mio lavoro è pensato esattamente “su misura”, ecco perché nessun mio progetto è uguale all’altro.

Cosa puoi fare da architetto, per lo più donna, per rendere il mondo un po’ migliore? 
In generale sono tante le azioni che un architetto può compiere (indipendentemente dal fatto di essere donna o uomo). Personalmente, ho iniziato anni fa a dedicarmi alla ricerca di un atteggiamento progettuale positivo che facesse riscoprire l’etica, base di ogni vero approccio sostenibile, vincendo anche alcuni premi. Ho cercato e cerco di promuovere azioni per migliorare il modo in cui viviamo, partendo da piccole cose. Come il progetto del 2008 sulla bicicletta come vero strumento di rivoluzione non solo della mobilità urbana ma anche dell’etica. Credo che noi architetti possiamo risolvere le criticità con idee per incoraggiare nelle persone nuove abitudini. Traducendo così l’utopia in azioni per stimolare un nuovo umanesimo.

SuperTextile, SuperdesignShow 2015. Furniture and trend textile overview with Acrylic Couture, Arte-fatto, Christian Fischbacher, Edelgrund, Lisa Corti, Manuel Canovas, SoFarSoNear
SuperdesignShow 2015.
SuperdesignShow 2016.
SuperdesignShow 2017.

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