Da terrazza a salotto creativo a cielo aperto. Durante la Design Week debutta sul Roof di Superstudio Più Re.Circle. Fenomenologia dell'arte urbana, un progetto inedito, un luogo mai visto, una cangiante agorà, dove si fa il punto: street art, design, poesia, musica e performance live si incontrano e si contaminano.
Come una sorta di tavola rotonda open air, Re.Circle guarda a vent’anni di storia creativa milanese e li rilancia nel presente con uno sguardo libero e attuale. L’idea nasce dal ricordo di quando, a inizio Millennio, un piccolo gruppo di street artist, allora outsider nella scena artistica cittadina, trovò proprio al Superstudio Più uno spazio di accoglienza e sperimentazione, iniziando da lì un percorso che li avrebbe portati verso un riconoscimento sempre più ampio.
Ieri mattina, nella Sala Conferenze di Palazzo Reale a Milano, il gotha della creatività si è dato appuntamento per scoprire i piani di SuperstudioDesign. 2026, evento chiave della Design Week. Tra i circa 350 ospiti che affollavano la sala, dai giornalisti agli artisti, non si respirava la solita aria istituzionale, ma quella energia tipica del Fuorisalone.
Durante la conferenza è emerso subito come l’arte avrebbe avuto uno spazio speciale all’interno del progetto, con opere d’arte e oggetti di design esposti fianco a fianco e in dialogo tra loro.
Dal 20 al 22 marzo Book Pride torna a Milano, negli spazi di Superstudio Maxi, per una tre giorni dal fascino poetico e contemporaneo. «La speranza è la cosa con le piume» è il titolo e fil rouge della decima edizione della fiera nazionale dell’editoria indipendente, oltre che un omaggio a Emily Dickinson e alla sua idea di resistenza gentile capace di attraversare anche le tempeste. Appuntamento clou per chi ama i libri che osano, sperimentano e raccontano il presente con sguardo libero, riunisce editori, autori e lettori in un dialogo continuo tra idee e storie. Sotto il coordinamento editoriale di Francesca Mancini e la curatela di Marco Amerighi e Laura Pezzino, la manifestazione affida ancora una volta alle voci femminili il filo conduttore del racconto e intreccia il programma con una serie di celebrazioni letterarie, da Collodi ad Agatha Christie. Tornano anche le sezioni speciali dedicate alle nuove generazioni, al fumetto e allo sport, in un percorso che attraversa linguaggi e pubblici diversi e trasforma Milano in un salotto culturale dove la parola scritta fa volare immaginazione e speranza.
Book Pride Milano, 20 - 22 marzo 2026 - Superstudio Maxi
In occasione di MIA Photo Fair BNP Paribas, MyOwnGallery ospita "Winter Light”, la nuova mostra di Riccardo Fregoso, fotografo e direttore creativo italo-francese che accanto alla sua brillante carriera nella fotografia pubblicitaria porta avanti da anni una ricerca artistica personale dove la vera protagonista è la luce.
La luce dell’inverno entra silenziosa nelle stanze, sfiora gli oggetti, attraversa i volti e trasforma il quotidiano in visione. Con “Winter Light”, Riccardo Fregoso presenta una nuova serie fotografica in cui la luce effimera e tagliente è capace di rivelare frammenti di un mondo privato, intimo, e di sospendere il tempo in atmosfere quasi metafisiche.
In fondo a via Savona si trova Savona 18 Suites, a due passi dal Superstudio 13. Firmato dall’architetto Aldo Cibic, l’albergo nasce dalla riprogettazione di una tipica casa a ringhiera della vecchia Milano. Da fuori insospettabile, dentro svela un piccolo mondo d’intimità e design. Entrare per credere.
«Savona 18, l’ho vissuta come una grande casa: nel ristrutturarla, volevo renderla un posto intimo e accogliente nel centro del fashion and design Tortona district» racconta Aldo Cibic, autore del progetto. Che, come sempre controcorrente e allo stesso tempo ben orientato verso l’obiettivo, è riuscito nell’impresa.
Da mito di Ovidio a fil rouge del MIA: l’inevitabile, imprevedibile e appassionante processo di «Metamorfosi», che investe tempi, identità, linguaggi, pratiche artistiche e codici visivi, esplode dal 19 al 22 marzo al Superstudio Più, con la 15esima edizione della mostra fotografica più interessante del panorama.
È, sì, una mostra, un’esposizione, una supergalleria dedicata alla fotografia d’arte contemporanea. Ma non solo. Il MIA è anche un’occasione di incontro e confronto che, mentre raccoglie al Superstudio Più i più interessanti artisti, autori, galleristi e talenti emergenti del panorama internazionale, diventa place to be per collezionisti, appassionati e curiosi.
Mentre la città respirava ancora l’energia delle Olimpiadi Invernali, la Milano Fashion Week ha fatto esplodere creatività, colori e significati in un’edizione capace di andare ben oltre la passerella, trasformandosi in un vero spazio di incontro e dialogo. Tra gli eventi che hanno catturato l’attenzione durante la settimana delle sfilate, FASHION PRORYV, evento collaterale con le proposte sperimentali e strategiche dei designer ucraini, si è distinto per il suo messaggio forte: trasformare la moda in un linguaggio che parla di guerra e dopo guerra, culture, giovani talenti e comunità diverse. Superstudio, che da anni protegge la comunità ucraina a Milano, c'era. In prima fila Gisella Borioli in veste di madrina.
La presentazione di Fashion Proryv in coda alla Fashion Week di Milano non è stata una sfilata, ma un evento ha messo in luce idee, progetti e visioni nate nelle scuole di moda ucraine e trasformate insieme ai mentor italiani e ai centri culturali di moda milanesi.
Un progetto nato con l’obiettivo di fare moda oltre la moda – intesa non solo come abito, ma come ricerca di risposte alle necessità create dalla guerra in atto ed espressione di valori condivisi. Al centro di Fashion Proryv, infatti, c’è sempre stata la collaborazione con studenti italiani e ucraini, che quest’anno hanno portato idee fresche e soluzioni efficaci, raccontando storie di cultura, tradizione e appartenenza ma soprattutto ricordandoci le condizioni disumane che il conflitto in atto ha creato: feriti, mutilati, buio, gelo, tempo contingentato, disillusioni e speranze. E la forza di una popolazione che vuole continuare a credere nella vita, nonostante tutto.
La chiusura finale della fashion week è arrivata il 28 febbraio con una narrazione in tessuto e silhouette: storie di resilienza, creatività e coesione. Un dialogo che ha attraversato confini linguistici, politici e artistici per ricordarci che la moda, quando vuole, può essere una piattaforma di pace.
Nonostante le numerose difficoltà affrontate, i giovani designer che hanno lavorato in collaborazione con accademie italiane di cui l'epicentro era Brera, sono riusciti a presentare collezioni interessanti, originali e ricche di personalità create in condizioni di continua instabilità.
Alla fine, Fashion Proryv ha mostrato qualcosa di più grande di un semplice evento di moda. È stato un luogo di incontro tra identità diverse – ucraina, italiana, ma anche venezuelana, curda e oltre – con un filo rosso: l’idea che creatività e comunità possano essere strumenti di connessione globale.
Foto: Collezione VECTA dell'Istituto Bila Tserkva Vocational College of Service and Design
Se qualcuno ha ancora qualche piccolo dubbio e considera la fotografia un’arte minore vedendo l'ultima mostra Giovanni Gastel Rewind, nel cuore di Brera, li supera immediatamente. Senza nulla togliere al valore della fotografia d’autore, quello di Gastel è un lavoro che entra nel mondo dell'arte, anzi delle arti, in cui parte importante ha anche la poesia. La mostra a Palazzo Citterio del grande fotografo prematuramente scomparso, apre inediti spiragli sul suo universo senza limiti alla immaginazione, ben oltre la moda, i ritratti e gli still-life che l'hanno reso famoso.
La personale del grande fotografo, scomparso nel 2021, è a Palazzo Citterio a Milano fino al 26 luglio. Con più di 250 foto, video, sue poesie e scritti e oggetti personali.
Oltre 250 tra autori, scrittori, editori, blogger, influencer e giornalisti del mondo romance si danno appuntamento il 7 marzo al Superstudio MAXI per la sesta edizione del Festival Romance Italiano, libri che parlano d’amore.
Il romanticismo, che non sembra essere di moda di questi tempi, in realtà ha un suo pubblico di appassionati e fedeli che, in costante crescita, continua a trovare in questo sentimento l'antidoto alla negatività generale, lo spunto e la speranza per andare avanti a credere e a sognare.
Decisamente un uomo che fa notizia: quando è protagonista di performance di rottura nel mondo dell’arte, quando entra in politica, quando esplode in intemperanze e persino quando tace, nella sofferenza. Oggi che entra in una nuova fase della sua vita ricordo con rispetto le occasioni condivise e i passati intrecci con Superstudio.
Quando Vittorio Sgarbi è comparso per la prima volta sulla scena milanese, l'aveva chiamato Giorgio Armani nella sua sede di allora, in via Durini, a commentare la moda che cominciava ad assorbire l'influenza giapponese.