Milano, quando mette in relazione le sue energie migliori, sa ancora sorprendere. All’ADI Design Museum la prima edizione di Opera Buona ha riunito architettura, design, cucina e parola in un unico dispositivo corale, pensato per sostenere Opera San Francesco per i Poveri. Un progetto che non si limita alla forma dell’evento, ma prova a trasformarla in gesto concreto, attraverso la collaborazione tra linguaggi diversi e la regia di Alessandro Guerriero, figura che ci ha abituati a ritrovare questo modo di intendere la cultura del progetto anche in molte iniziative da lui promosse e spesso ospitate negli spazi di Superstudio.
Ci sono serate che non hanno bisogno di essere raccontate come eventi, perché funzionano già come racconto in sé.
Opera Buona, ospitata all’ADI Design Museum, appartiene a questa categoria: un dispositivo delicato e potente insieme, dove il progetto culturale diventa immediatamente gesto civile. Alla sua origine c’è una figura che da sempre attraversa il sistema creativo italiano con uno sguardo laterale e ostinato: Alessandro Guerriero. La sua è una pratica che non separa mai progettazione e responsabilità, né design e vita reale. Anche in questa occasione, più che “organizzare” un evento, ha costruito una rete di relazioni e di energie, chiamando a raccolta il mondo della creatività intorno a un’idea semplice e radicale: usare la bellezza come strumento di restituzione. A dare forma all’iniziativa sono venti “tempietti” in marmo policromo, affidati a protagonisti dell’architettura e del design milanese e internazionale: da Michele De Lucchi a Stefano Boeri, passando per Cino Zucchi, Marcel Wanders, Paola Navone, fino a Elena Salmistraro e Sara Ricciardi, tra gli altri. Piccole architetture simboliche, realizzate con la collaborazione di Silvestri Marmi, pensate come spazi di senso più che come oggetti. Le opere sono state battute all’asta da Sotheby’s e l’intero ricavato è stato devoluto a Opera San Francesco. Accanto ai venti architetti, il progetto ha coinvolto anche venti scrittori, con testi e poesie di accompagnamento alle opere: frammenti brevi, pensati come ulteriori chiavi di lettura. La dimensione gastronomica ha accompagnato la serata con un ruolo preciso, affidata a Claudio Sadler, che ha costruito un menu degustazione insieme a una selezione di venti chef: un percorso corale in dialogo con l’impianto dell’intero progetto. Nel lavoro di Guerriero la dimensione sociale non è mai accessoria: è un filo che attraversa molte delle sue iniziative, spesso legate a un modo di intendere la cultura del progetto che lo ha visto spesso presente nel circuito milanese della sperimentazione tra arte, design e cultura. Il risultato è una serata che si sottrae alla retorica della beneficenza e restituisce l’immagine di un sistema creativo che si mette al servizio di una causa concreta. Non solo rappresentazione, ma azione. Un gesto che resta proprio perché non insiste nel volerlo fare.



