Un grande foglio bianco, migliaia di segni e un messaggio condiviso contro la guerra. Ai Fori Imperiali, l'idea del poeta di strada ivan, artista vicino a Superstudio, è diventata una performance creativa di pace e solidarietà.
In un momento, anzi periodo purtroppo, in cui le immagini della guerra scorrono incessantemente sugli schermi e tra le pagine di telegiornali e giornali, domenica scorsa Roma ha scelto di fermarsi e di compiere un gesto semplice ma potente: lasciare un segno.
Ai Fori Imperiali, uno dei luoghi più simbolici della Capitale, migliaia di persone hanno trasformato un grande telo bianco in una straordinaria opera collettiva, fatta di parole, disegni, colori, pensieri e desideri. È stata “Chiamata alle Arti – Lasciamo un segno contro la guerra”, iniziativa promossa da EMERGENCY nell’ambito della campagna R1PUD1A, un evento che ha restituito all’arte la sua funzione più autentica: essere spazio di partecipazione, dialogo e presa di coscienza.
Dietro l’ispirazione della parata, ivan, artista che da sempre si muove nello spazio pubblico trasformando la creatività in esperienza condivisa. Artista che a Superstudio è familiare da sempre. Quando molti lo liquidavano come un “graffittaro”, l’hub open mind di via Tortona ne aveva già intuito la visione, la capacità di leggere il presente e di trasformare l’arte in relazione, incontro, racconto collettivo. Come all’ultimo Fuorisalone, quando ancora una volta ivan è tornato al Superstudio Più a creare, ispirare e decorare, tra facciate disegnate e rooftopp allestiti.
Instancabile, ecco che ivan è volato a Roma per questo progetto che, capace di coinvolgere bambini, famiglie, artisti e cittadini senza distinzioni, ha avuto la sua forza non tanto nell’opera finale, quanto nel processo. In una società dominata da individualismo e polarizzazione, vedere centinaia di persone condividere uno spazio creativo per affermare il rifiuto della guerra assume un significato che va oltre il gesto artistico. Quel grande foglio bianco è diventato metafora di una responsabilità comune: riempire il vuoto lasciato dalla politica, dall’indifferenza e dalla rassegnazione con la partecipazione e la consapevolezza. Dalla Gaza devastata ai conflitti dimenticati del Sudan, dall’Ucraina all’Afghanistan, il messaggio emerso nel cuore di Roma è stato chiaro: la pace non è un concetto astratto, ma una scelta quotidiana che riguarda tutti. E forse proprio per questo, in una giornata di inizio estate, un segno tracciato con un pennarello ha avuto più forza di molte parole.

