Tra i grandi artisti italiani che con le loro opere monumentali hanno raggiunto ambiti traguardi internazionali c’è certamente Maria Cristina Carlini, rara presenza femminile in un mondo maschile: lei tira fuori l’anima da ferro acciaio terra tronchi plasmando con le mani imponenti sculture ancestrali che dialogano per contrasto con la contemporaneità. La sua esperienza artistica parte negli anni 70 dalla California, lascia il segno in America, Asia, Europa, nelle piazze e nei musei, fino a che, con “La nuova città che sale”, diventa un simbolo dell’Expo di Milano. Al Superstudio, nel 2013 ha sperimentato l’interazione tra arte e design. La sua ultima mostra “Geologie, memorie della terra” è fino all’8 settembre installata nell'ex chiesa di San Sisto a Milano dove si confronta con le opere di Francesco Messina. La “forza” di una donna delicata parla più di mille parole.
Quale la “forza" che ha permesso a una artista donna di affermarsi in un campo così presidiato dagli uomini come la scultura monumentale?
La “forza” risiede nella necessità di esprimermi, nel desiderio di creare un’opera d’arte, è un impulso che non posso ignorare e che il più delle volte mi conduce alla realizzazione di sculture monumentali...
Tra i grandi artisti italiani che con le loro opere monumentali hanno raggiunto ambiti traguardi internazionali c’è certamente Maria Cristina Carlini, rara presenza femminile in un mondo maschile: lei tira fuori l’anima da ferro acciaio terra tronchi plasmando con le mani imponenti sculture ancestrali che dialogano per contrasto con la contemporaneità. La sua esperienza artistica parte negli anni 70 dalla California, lascia il segno in America, Asia, Europa, nelle piazze e nei musei, fino a che, con “La nuova città che sale”, diventa un simbolo dell’Expo di Milano. Al Superstudio, nel 2013 ha sperimentato l’interazione tra arte e design. La sua ultima mostra “Geologie, memorie della terra” è fino all’8 settembre installata nell'ex chiesa di San Sisto a Milano dove si confronta con le opere di Francesco Messina. La “forza” di una donna delicata parla più di mille parole.
Quale la “forza" che ha permesso a una artista donna di affermarsi in un campo così presidiato dagli uomini come la scultura monumentale?
La “forza” risiede nella necessità di esprimermi, nel desiderio di creare un’opera d’arte, è un impulso che non posso ignorare e che il più delle volte mi conduce alla realizzazione di sculture monumentali. Nelle grandi dimensioni la mia espressività si sente appagata e in alcuni casi non riesco a concepire un lavoro in scala ridotta, mi piace l’imponenza e la forza che le opere monumentali riescono a trasmettere.
Come è iniziato il tuo percorso? Con quale obiettivo?
Il mio percorso è iniziato con la curiosità della sperimentazione, in particolare per la lavorazione della terra. Da subito ne ho subito il fascino e tutt'ora è una materia che amo plasmare, con la quale mi confronto costantemente e che continua a darmi nuovi spunti di ricerca, nuovi risultati, nuove emozioni.
È difficile definire un obiettivo, nel mio percorso artistico non mi sono mai posta obiettivi, ma posso dire semplicemente di aver sentito la forte esigenza di esprimermi e di farlo attraverso la terra. La necessità era ed è tutt'ora: comunicare attraverso le opere, raccontare e dar voce all'interiorità che emerge solo attraverso ai miei lavori.
I materiali "puri e duri", come l’acciaio, il ferro, il legno vecchio, la ceramica bruta sono la tua cifra stilistica. Cosa racconta questa scelta?
Questa scelta racconta che prediligo i materiali che hanno un sapore arcaico, antico, vissuto. Un esempio fra tutti è la terra, un elemento primitivo e ancestrale, legato alle nostre origini; sento molto anche il legno di recupero, che mantiene la sua storia e ha sempre al suo interno una memoria; mentre sono attratta dal ferro e dall'acciaio corten per la loro valenza cromatica, che mi riporta idealmente alla terra. Li rispetto così come le caratteristiche che li contraddistinguono, che tendo a non snaturare, ma ad esaltarne alcune peculiarità. Inoltre, preferisco le opere non finite, aperte, per lasciare spazio a libere interpretazioni.
Come ricordi l’esperienza al Superstudio del 2013, in commistione con un evento espositivo del design?
È un’esperienza che mi ha entusiasmata. Un’occasione di confronto e di scambio con un mondo che sento vicino, impregnato d’arte. Nel design leggo una forma d’arte, in dialogo con la scultura, la pittura e le diverse espressioni.
Arte e design sono in antitesi? Quanto l’arte può dare al design, e viceversa? Ti sei mai cimentata in un oggetto o in un arredo?
Arte e design sono complementari possono influenzarsi a vicenda e comunicare. L’uno può dare all'altro, in quanto hanno sovente lo stesso punto di partenza.
Mi sono cimentata diverse volte nella realizzazione di oggetti e arredi, alcuni dei quali sono presenti nella mia abitazione. Mi sono soffermata in particolare sulla realizzazione di alcuni tavoli di diverse forme e dimensioni in ferro con interventi a tecnica mista a motivi geometrici. È un’esperienza diversa, ma sicuramente affascinante e coinvolgente.
Il tuo atelier e la tua abitazione sono in Via Savona, in un laboratorio del primo edificio produttivo riconvertito del quartiere post-industriale nell'area Tortona/Savona di Milano, diventato il district della creatività. Come é il tuo habitat?
Il laboratorio e l’abitazione rispecchiano molto la mia personalità. Sono stata fra i primi ad abitare questo luogo, una fabbrica dismessa, e di conseguenza ho potuto adattarlo alle mie esigenze, farlo “su misura”. Lo reputo l’habitat ideale per lavorare e per vivere in sintonia con me stessa e con le mie opere. Nel corso del tempo il quartiere è cambiato e da una dimensione più familiare è passato a una dimensione più movimentata, dinamica e iper creativa.
A Milano si “respira” molto design negli interni. Possiamo dire altrettanto per l’arte nelle piazze?
Nella città si sono moltiplicati nel corso del tempo magnifici grattacieli che viaggiano in parallelo alla diffusione del design. Ma Milano non ha molte sculture nelle piazze, potrebbe averne molte di più.
Della tua esperienza internazionale, mostre, premi, installazioni…, quale il ricordo più ambito?
La mostra nella Città Proibita nel 2010. Ho avuto il piacere di essere invitata ad esporre come prima scultrice contemporanea in questo luogo ricco di suggestioni. La personale intitolata “Colloquio tra giganti” comprendeva numerose opere monumentali che ben si inserivano nel contesto architettonico e istituivano un profondo dialogo con le strutture circostanti. Un’esperienza che mi ha dato una grande soddisfazione e che ricordo sempre con piacere.



