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10/05/2020 | EDITORIALE

LA CREATIVITA’ NON HA ETA’

Di: Gisella Borioli

Voglio parlarvi di alcune coincidenze eccezionali che in questi giorni mi hanno fatto riflettere su un pensiero che non mi lascia da un po’. La morìa di “vecchi” della pandemia e la supposta “selezione” ospedaliera in base all’età mi ha lasciato un vuoto nel cuore e un senso di grande ingiustizia.

Se ne sta andando, per una ragione imprevedibile, una intera generazione di nonni, di amici, di Maestri, di dirigenti, di primari, di artisti, di persone vive e vitali, ancora ricche di talento e di prospettive ben oltre i fatidici 80 anni, portandosi via memoria, esperienza, amore. Eppure oggi scopro la bellissima copertina di Vogue inglese dedicata a una luminosa Judi Dench, l’affascinante attrice inglese che sorride con i suoi 85 meravigliosamente portati, e che continua ancora tranquillamente a lavorare. Poi leggo di uno scalpitante Carlo De Benedetti, 85 anni, che trent’anni dopo aver acquistato Repubblica, in reazione alle diatribe coi figli, parte con l’avventura di un nuovo quotidiano dalla beneaugurante testata Domani. Sul fronte dell’arte Michelangelo Pistoletto, anni 86, ci stupisce con la sua energia che l’ha riportato subito a lavorare sui suoi numerosi progetti, appena uscito dall’ospedale dove dopo una lunga degenza ha superato il coronavirus. E’ di qualche giorno fa la fase finale del ponte di Genova, ex Morandi, progettato e costruito a tempo di record grazie all’impegno dell’ottantenne archistar più famoso d’Italia Renzo Piano. E qui non posso dimenticare l’esempio di Giorgio Armani, classe 1934, ancora una volta il primo a sperimentare il futuro delle sfilate in streaming e a denunciare l’insostenibilità della moda e la necessità di rifondarla daccapo. O di Leonardo Del Vecchio, che compie tra pochi giorni gli 85, ancora saldamente a capo della sua Luxottica, con ambiziosi programmi di espansione e fusione condotti in prima persona. Questi anomali - ma non poi tanto - “nonni”, che come tanti altri coetanei tengono ancora le redini della società, della politica, della scienza, della creatività, dell’imprenditoria, della cultura, sono la prova provata di quanto sia assurdo trattare come “specie protetta” i grandi anziani che ancora detengono forza e saggezza, visione e voglia di vivere e sono in grado di progettare il futuro, il  loro e quello degli altri. Il che ci fa ripensare al destino dei nostri cari avviati al tramonto, non comodi da tenere vicino e quindi fino ad oggi preferibilmente parcheggiati nelle costose RSA e abbandonati nelle mani di poco affettuose badanti e difficilmente accolti dai figli in casa per dare loro aiuto e riceverne amore fino all’ultimo, anche se incapaci di dimostrarlo. Quando i politici hanno minacciato di incatenare in una eterna quarantena gli ultrasessantenni hanno dimostrato la loro lontananza dalla gente vera. E così quei sanitari che – si diceva – lasciavano “andare” i vecchi ricoverati per il virus cercando di salvare gli “altri”. La pandemia ci ha permesso di riflettere sugli errori e orrori in cui eravamo avvitati. Che i giovani si riavvicinino agli anziani, condividano sfide e esperienze, in una riscoperta comune, fondativa, della società dei nuovi anni ‘20, così a un passo dalla dissoluzione o dalla rinascita. La creatività non ha età. In questa mia foto, fatta da Oliviero Toscani negli anni ’70 a Parigi, sono con un vecchissimo Man Ray, grande artista, che mi parla di arte e mi spiega il suo percorso nonostante i miei ignoranti vent’anni. Una lezione che non ho mai dimenticato e ha contribuito alla mia formazione.

A proposito, per l’anagrafe sono anziana anch’io, ma non me ne sono ancora accorta.


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