Work in progress in zona Tortona per lo sviluppo del primo hub professionale di Milano. Giorgio Armani due anni fa ha acquistato una parte del complesso Deloitte, ora trasferitosi in altra area della città. E ne ha fatto un campus a disposizione di tutti dove il lavoro diventa speciale. Restano tre building di superficie in attesa di acquirenti innovativi, visionari, capaci di inserirsi per creare insieme uno spazio urbano multitasking aperto a idee, competenze, servizi, occasioni e socialità continuando la rivoluzione urbana compiuta nel tempo da Superstudio e Armani.
Una manciata di vie strette, concentrate, dove si alterna una fitta serie di edifici cadenzati da altrettanti numeri civici.
Da fuori sembrano più o meno tutti uguali, mentre dentro non lo sono per niente. Al di là di vetrine, portoni e cancelli di ingresso, si aprono abitazioni, negozietti, bar, locali, cortili della vecchia e della nuova Milano. Ma anche musei, showroom, gallerie, spazi eventi, hub polifunzionali, headquarters aziendali. Convivono in armonia. Hanno ben poco in comune, ma quel poco, fatto di fermento e novità, cambiamento e sperimentazione, basta e avanza a ridisegnare la mappa cittadina milanese, a proiettare il capoluogo lombardo nel mondo e nel futuro. Oggi così, domani chissà è un po’ l’impressione che trasmettono e che si respira camminando nel Tortona Design District. Una sorta di work in progress urbano costante, una specie di perenne cantiere cittadino aperto. Funziona così da queste parti. L’ennesima conferma arriva ora dal mega complesso tra Largo delle Culture, via Tortona 25 e via Bugatti in mano al colosso immobiliare Hines. Dopo la cessione due anni fa a Giorgio Amani di uno dei quattro building - l’ex sede della multinazionale di consulenza Deloitte, 9.200 mq di superficie, distribuiti su nove livelli, affacciati su Largo delle Culture e già ora occupati da parte degli uffici della Maison - continua lo sviluppo del primo office campus milanese. L’idea coinvolge ora gli altri tre building (22.400 mq di superficie) che, insieme a quello ora occupato da Armani, mirano a rigenerare, riqualificare ulteriormente lo spazio, e di conseguenza il district, rendendolo luogo di lavoro, networking, dialogo professionale e sociale. Non solo sede di uffici aziendali dove lavorare, quindi, ma anche crocevia di servizi e spazi da vivere, a disposizione delle persone per trovarsi, scambiarsi idee, condividere esperienze, fare networking. Magari tra un caffè e un allenamento. Perché non è affatto da escludersi, anzi, che tra un open space e l’altro, arrivino palestre e punti ristoro, un po’ sulla falsa riga dei campus universitari americani, ma in versione professionale e made in Italy. Tutto ammesso, tutto fattibile. Purché multitasking, innovativo, visionario. Come è nel mood e nel DNA del quartiere.