IT | EN
04/06/2026 | DESIGN, FORMAZIONE, LUM UNIVERSITY

SUPERSTUDIO ACADEMY: IL PRIMO LAVORO È UN MASTER

Di: Federica Amico

Oggi il mondo creativo richiede molto più di competenze tecniche. Richiede la capacità di muoversi tra scenari culturali in continua evoluzione, linguaggi differenti e dinamiche progettuali sempre più ibride tra design, comunicazione, eventi, brand culture ed esperienza contemporanea. È da questa consapevolezza che è nata Superstudio Academy, il modulo formativo di Superstudio Group pensato in collaborazione con LUM University per creare un dialogo concreto tra formazione, creatività e progetti reali, cercando di colmare quella distanza tra studi e lavoro che spesso lascia gli studenti impreparati. Chi scrive è a sua volta una studentessa che si è immedesimata nei lavori dei compagni.

Più che un programma accademico tradizionale, Superstudio Academy si sviluppa come un sistema aperto di ricerca, immersione e confronto diretto con il settore.

Un ambiente in cui studenti, giovani professionisti, aziende e partner internazionali possono entrare in contatto con veri progetti in progress sempre più interdisciplinari.
Workshop, attività immersive, progettazione strategica ed esperienze sul campo diventano così strumenti concreti per mettere continuamente in relazione pensiero creativo e applicazione reale. Una visione che riflette profondamente la natura stessa della casa madre Superstudio Group: non soltanto luogo espositivo o sede di eventi, ma piattaforma multiculturale.  In un panorama in cui le industrie richiedono figure sempre più trasversali, consapevoli e capaci di interpretare il cambiamento, Superstudio Academy si propone come uno spazio dinamico, aperto al dialogo con nuove partnership, istituzioni e realtà creative internazionali. In questa direzione si inserisce anche la collaborazione sviluppata con LUM School of Management all’interno del Master universitario in Arts & Design Management, che ha coinvolto studenti internazionali in un’esperienza costruita direttamente sul progetto Superstudio Design, il clou della Design Week milanese. 
I concept elaborati per il progetto dell’anno corrente hanno dimostrato il valore progettuale del modulo Superstudio Academy, affrontando i temi centrali della progettazione, organizzazione, relazione tra fisico e digitale, nuovi modelli di esperienza e evoluzione degli eventi.
I lavori di quattro allievi selezionati dell'ultima sessione, invitati a fare la loro proposta per un prossimo progetto espositivo di Superstudio Design, raccontano quattro interessanti punti di vista che ci piace condividere qui.

Il circuito unificato. Di Nina Demetra Kasavica.
Chiunque abbia vissuto davvero la Design Week conosce la sensazione di passare metà giornata a rincorrere location, mappe e stories senza capire dove andare davvero. È da qui che parte The Unified Circuit, il progetto sviluppato da Nina Demetra Kasavica, studentessa macedone con un background tra new media art e cultura digitale. 
L’idea è trasformare Superstudio Più, Superstudio Maxi e Superstudio Village in un unico sistema connesso, dove percorsi phygital e interazioni digitali aiutano il pubblico a vivere la Design Week in modo più fluido e meno dispersivo. 
Nina non prova a semplificare Milano, cosa probabilmente impossibile durante il Salone, ma a renderla più leggibile senza toglierle quell’energia caotica che la rende così unica. Un buon lavoro, da un altro punto di vista. Esattamente opposto a quello scelto da Superstudio Events, l'organizzatore reale. 

Giocare al buio. Di Can Lagap. 
Osservando il progetto di Can Lagap sorge spontaneo un pensiero: finalmente qualcuno che alla Design Week spegne le luci invece di aggiungerne altre. 
Nel Black Point di Superstudio Più si entra quasi al buio, con una torcia elettrica in mano e senza sapere davvero cosa aspettarsi. È da qui che Can, studente turco con un background tra game design e progettazione digitale, costruisce un’esperienza di gioco che assomiglia più a un’esplorazione che a una mostra tradizionale. 
Oggetti e dettagli emergono lentamente dall’oscurità, obbligando il pubblico a rallentare, guardare, capire, giocare. Dopo giornate passate tra schermi, installazioni gigantesche e persone che fotografano qualsiasi cosa, questo cambio di ritmo si sente eccome. 
Certo, con un’esperienza così essenziale si può correre il rischio di sentirsi spaesati. Allo stesso tempo, però, non è bello pensare che, per una volta, non tutto debba essere immediatamente visibile, comprensibile o condivisibile?

Super After. Di Hanna Maria Kruusma. 
Ascoltando Hanna Maria Kruusma si ha la sensazione che il suo progetto nasca più da uno stato d’animo che da una semplice idea espositiva. Ed è probabilmente questo a rendere il progetto Super After così differente dagli altri. 
La studentessa estone, con una sensibilità molto vicina all’interior design e alla ricerca curatoriale, immagina uno spazio dove non succede tutto subito. Anzi, quasi il contrario. Nel suo concept per Superstudio Maxi ci si muove tra tessuti sospesi, luci soffuse e superfici che sembrano apparire e sparire continuamente.
L’ispirazione arriva dal fenomeno dell’afterimage, ossia l’immagine residua che resta anche dopo aver chiuso gli occhi. In effetti, il progetto lascia la sensazione un po’ difficile da spiegare e, al tempo stesso, profondamente umana di qualcosa che ti rimane impresso, resta incastrato, anche a esperienza conclusa.
Senza l'ossessione di creare qualcosa di immediatamente spettacolare o instagrammabile. E oggi, durante una Design Week dove spesso si corre senza fermarsi davvero a guardare, appare come una piccola ma coraggiosa presa di posizione.

Sostenibilità rigenerata. Di Brandy Godsil. 
C’è da ammettere che quando tra i progetti della Design Week si leggono per l’ennesima volta parole come “green”, “etico” o “sostenibile”, il rischio di diventare un po’ diffidenti esiste. Proprio in quest’ottica il progetto di Brandy Godsil riesce davvero a sorprendere. Brandy, artista tessile e responsabile di progetti tra Milano e New York, immagina Superstudio Village come uno spazio immersivo dove la sostenibilità non viene continuamente spiegata, ma vissuta attraverso materiali, installazioni botaniche ed esperienze sensoriali. 
Qui non si ha mai la sensazione che la sostenibilità venga usata soltanto come immagine. Tutto appare caldo, fisico, umano. Si attraversano gli spazi, si toccano superfici, ci si relaziona direttamente con i materiali. 
Si percepisce chiaramente il background di Brandy tra tessile, educazione e coinvolgimento delle comunità dietro all’idea di creare uno spazio che non faccia sentire il pubblico un semplice spettatore, ma parte dell’esperienza stessa.

Brandy Godsil (Stati Uniti) - Sustainability Regenerated
Hanna Maria Kruusma (Estonia) - Super After
Can Lagap (Turchia) - Play in the Dark
Nina Demetra Kasavica (Macedonia)- The Unified Circuit

PROSSIMO ARTICOLO

BENVENUTI METSÄ BOARD

ARCHITETTURA
ARTE
DESIGN
DUBAI
EDITORIALE
EVENTI
FESTIVAL
FIERE / CONVENTION
FORMAZIONE
FOTOGRAFIA
INNOVAZIONE
INSIDE
LIBRI
MILANO DESIGN WEEK
MILANO FASHION WEEK
MODA
MOSTRE
PEOPLE
PUNTO DI VI(S)TA
TALKS
TENDENZE
VIDEO
YOGA
ARCHIVIO DA SCARICARE
ARTICOLI IN EVIDENZA