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22/05/2026 | DESIGN, SUPERSTUDIO MAXI

SENZA PARETI. UN ALTRO MODO DI ESPORRE

Di: Teo Sandigliano

Un mese dopo la Design Week e il Fuorisalone che ha coinvolto Superstudio in modi diversi nelle sue tre venue, la riflessione si focalizza sull'evento più sofisticato e innovativo, in controtendenza con la spettacolarizzazione, il clamore, la sorprese dei set-up più clamorosi visti a Milano. 

Giulio Cappellini, curatore di SuperCity, al Superstudio Maxi, ha lavorato in sottrazione, sottovoce, eliminando il superfluo - luci, loghi, suoni, complementi, effetti speciali - solo suggerendo un ambiente urbano per valorizzare gli oggetti più interessanti del nuovo made in Italy e i classici più iconici.  Ha trasformato la venue in una città ideale in cui arte e design si fondevano in un sistema urbano di relazioni e percorsi. L’allestimento essenziale ha ridotto la struttura fisica per lasciare spazio all’esperienza del visitatore e indicare come allestire lasciando spazio all'immaginazione.

SuperCity non è semplicemente una mostra, ma un luogo da attraversare come una città sospesa dove design, arte e immaginazione convivono in equilibrio. L’allestimento non si limita a ospitare opere o prodotti: costruisce un paesaggio narrativo fatto di relazioni, percorsi e segni grafici in cui il visitatore si muove liberamente, come dentro una dimensione urbana in miniatura.
L’idea alla base del progetto è quella di un setup essenziale, leggero, quasi immateriale. Tutto viene ridotto al minimo per lasciare spazio alla percezione e alla possibilità di immaginare. In questa atmosfera immersiva prende forma il dialogo continuo tra arte e design, che attraversa l’intera venue restituendo anche le dinamiche più autentiche della città contemporanea: incontri casuali, sovrapposizioni, stratificazioni di linguaggi, funzioni e visioni differenti.
All’interno di The City, la mostra curata da Giulio Cappellini, le linee tracciate a pavimento diventano la vera scenografia del progetto. Disegnano strade, attraversamenti, case, una piscina, una palestra e l’agorà firmata Abet Laminati, trasformando lo spazio in una mappa da esplorare. Qui il design smette di essere un oggetto isolato e diventa parte di un ecosistema più ampio, vivo, urbano. Ogni pezzo dialoga con ciò che lo circonda, come accade nei quartieri di una città reale.
In questo racconto si inseriscono anche mostre come Portraits – fotografia | design e When Design Becomes Art, che ampliano ulteriormente il rapporto tra progetto e dimensione artistica. La prima costruisce una narrazione intima e visiva attraverso gli scatti di Walter Gumiero, capaci di restituire ai grandi classici del design una presenza quasi umana, fatta di dettagli, carattere e memoria. La seconda, invece, esplora il confine sottile tra funzione e arte, trasformando materiali e oggetti quotidiani in installazioni dal forte impatto emotivo.
Ad attraversare la venue c’è poi l’Art Boulevard by Living Divani, pensato come una passeggiata urbana lenta e contemplativa. Gli arredi iconici del brand accompagnano il visitatore lungo un percorso scandito dalle sculture monumentali di Flavio Lucchini e Maria Cristina Carlini, creando momenti di incontro tra materia, forma e spazio.
Come ogni città contemporanea, anche SuperCity accoglie una componente più tecnologica e progettuale. Il workshop di Honda, basato sul Dream Driven Design Thinking (DDD) sviluppato da Honda R&D, coinvolge studenti e docenti in un processo di immaginazione collettiva, trasformando il progetto in uno strumento aperto di confronto e visione condivisa.
A completare questo ecosistema narrativo si inserisce anche la presenza di Vimar con “230 Volt-i”, ideata dal designer Giulio Iacchetti. Il progetto reinterpreta la placca a tre moduli della serie Vimar Plana, elemento solitamente neutro, trasformandola in una collezione di volti espressivi grazie al lavoro di 37 designer internazionali e alla stampa 3D. L’oggetto domestico diventa una maschera contemporanea, in cui i comandi assumono valore identitario. L’installazione, allestita come una galleria immersiva, invita il visitatore a interagire e modificare i volti.
In parallelo, la reinterpretazione della Spiaggina elettrica firmata Garage Italia, inserita nel progetto curatoriale di Giulio Cappellini, traduce il tema della trasformazione in ambito automotive. L’auto unisce artigianalità e linguaggio racing attraverso la livrea Wimbledon White con banda rossa e profili blu, insieme agli interni in vimini di Bonacina 1889 e ai tappeti nautici di Italdek. La Spiaggina diventa così un oggetto narrativo che riflette lo spirito stratificato dell’allestimento.
SuperCity diventa così molto più di un’esposizione: è una riflessione sensibile sul rapporto tra design, arte, spazio e rappresentazione. Riducendo l’allestimento al suo grado zero, il progetto lascia emergere ciò che spesso nelle città reali passa inosservato: le connessioni invisibili tra persone, oggetti, immagini e movimenti. Una città immaginata, ma sorprendentemente vicina al nostro modo di vivere.


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