Sono andata a Riyadh proprio per seguire il Salone del Mobile per conto di Superstudio, o meglio “Red in Progress. Salone del Mobile. Milano meets Riyadh”.
Già il lungo volo sopra il deserto, prima di intravedere la città – una vera oasi – è stato sorprendente. Poi, in taxi, mi sono trovata circondata da grattacieli e davanti alla spettacolare stazione della metropolitana progettata dallo studio Zaha Hadid, dove confluiscono cinque linee all’interno di una struttura monumentale che richiama le dune del deserto: un gioco di pieni e vuoti che alleggerisce la sua imponenza faraonica.
Infine, l’arrivo al KAFD, il quartiere finanziario dove lo studio Giò Forma ha allestito il Salone, reinterpretandolo con grande sensibilità come un palcoscenico naturale.
Una sorta di anfiteatro interamente rosso – colore simbolo del Salone – con una lunga scalinata ai lati della quale erano state ricavate nicchie modulari trasparenti, anch’esse rosse, destinate a ospitare i prodotti di 38 aziende italiane accuratamente selezionate come icone del Made in Italy. Una scenografia decisamente accattivante, capace di catturare immediatamente l’attenzione per la sua unicità.
La lungimiranza della presidente Maria Porro si è perfettamente integrata con la Vision 2030 saudita, che promuove innovazione e sostenibilità, favorendo la connessione tra designer, architetti e operatori strategici dei due Paesi.
I tre giorni di Salone sono stati un vero successo, e i numeri lo confermano.
Sono stati 350 gli incontri B2B, accessibili tramite piattaforma online, durante i quali le aziende presentavano il proprio brand e raccontavano i progetti. La lounge dedicata ai meeting, firmata Studio Lissoni, uno spazio confortevole, discreto e raccolto, favoriva il dialogo in un clima di totale relax.
L’anfiteatro era spesso gremito, soprattutto da giovani sauditi in abiti tradizionali, mentre sul palco si alternavano, nelle diverse giornate, architetti e designer italiani – tra cui Mario Cucinella, Roberto Palomba e Piero Lissoni – in dialogo con architetti ed esperti locali per affrontare il tema della trasformazione urbana sostenibile. Le masterclass hanno saputo raccontare con efficacia la storia, le evoluzioni e le curiosità degli ultimi decenni del design italiano.
Al mattino, architetti locali accompagnavano gli addetti ai lavori a eventi culturali e alla visita dei grandi progetti di Riyadh, per comprendere meglio lo spirito della città in continua evoluzione: dalla città di fango e mattoni crudi dei primi decenni dell’Ottocento alla metropoli contemporanea.
L’idea di Maria Porro – “Non esportare Milano, ma costruire con Riyadh” – ha riscosso un tale successo che si guarda già al Salone del Mobile a Riyadh nel 2026. È proprio grazie a questa iniziativa che il design italiano ha rafforzato la propria presenza nel mercato saudita in forte espansione, posizionando il Made in Italy al centro del Medio Oriente.
MILANO MEETS RIYADH
King Abdullah Financial District, Riyadh

