Sono passati esattamente vent'anni da quando, nel giugno del 2006, entrai a far parte del Comitato Strategico della Città di Milano, chiamata dal neosindaco Letizia Moratti, con la quale avevo condiviso la campagna elettorale e un ruolo importante nella sua Lista Civica indipendente. Fu un'esperienza che mi consentì di conoscere da vicino una donna straordinaria. Oggi Letizia racconta la sua storia ne L'importanza di credere nei sogni (Solferino Libri), un'autobiografia limpida e sincera che si snoda tra incontri con i grandi del mondo e i giovani disperati accolti e salvati a San Patrignano. Una coincidenza? Anch'io credo nei sogni. Lo ricorda il grande murale che Ivan Tresoldi ha recentemente realizzato al Superstudio Più e che porta una frase destinata a restare: "Sarà solo sognare che ci terrà svegli".
Attraverso diciannove capitoli dai titoli essenziali ma profondi — Impegno, Fiducia, Solidarietà, Comprensione, Umanità, Coraggio, Consapevolezza, Felicità e altri — Letizia Moratti ripercorre il proprio cammino, dagli anni della giovinezza fino a un'ascesa continua attraverso incarichi sempre più prestigiosi e iniziative sempre più generose. Il suo curriculum parla da sé. Prima donna alla guida della RAI, Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, prima donna Sindaco di Milano, artefice della conquista di Expo 2015, Commissario Straordinario dell'Esposizione Universale, Vicepresidente e Assessore al Welfare della Regione Lombardia, Presidente di UBI Banca, alla guida di importanti realtà internazionali della comunicazione e della finanza, cofondatrice di San Patrignano, fondatrice di organizzazioni impegnate nell'educazione, nella solidarietà e nella difesa dei diritti umani. E, nello stesso tempo, moglie affettuosa, madre esemplare, amica sincera.
Negli anni trascorsi a collaborare per il governo della città (2006/2011), diventai un ponte tra la sua amministrazione e il mondo della creatività, dell'arte, della moda, del design, del teatro, dei giovani talenti, della street art e delle iniziative dedicate alle donne. Proposi progetti, coordinai confronti con assessori, suggerii incontri, mostre e programmi culturali, avvicinandola anche a quell'universo eclettico che ruotava attorno a Superstudio fin dalla sua nascita in via Forcella nel 1983 e poi nella sede di via Tortona dal 2000. Lei ascoltava tutti, sempre. E soprattutto arrivava sempre al punto.
Che si trattasse della conquista di Expo Milano 2015, del recupero di un ragazzo dalla tossicodipendenza a San Patrignano o di una delle mie idee più visionarie: trasformare l'ex-Ansaldo di via Tortona in un centro polivalente della creatività (quello che oggi è BASE Milano); creare il Premio MilanoDonna, mettendo in dialogo donne affermate over settanta e promettenti under trentacinque; lanciare il Piatto del Cuore, progetto benefico affidato ai grandi designer a favore degli anziani in difficoltà; sdoganare l'arte urbana distinguendo gli street artist dagli imbrattatori; portare il balletto di Maurice Béjart alla Scala in memoria di Gianni Versace; organizzare la mostra dedicata a Mila Schön a Palazzo Reale pochi giorni prima della sua scomparsa; oppure dirigere la spettacolare Cow Parade milanese, con cento mucche di resina decorate da artisti che invasero allegramente la città dopo il successo ottenuto a Parigi, New York e in altre grandi capitali del mondo.
Senza rendermene pienamente conto, stavo lasciando anch'io una traccia nella grande Milano. E molte di quelle idee che sarebbero potute rimanere soltanto sogni diventarono realtà grazie all'intuito, al coraggio e alla tenacia di Letizia Moratti. Una donna che sapeva superare gli ostacoli. Il suo libro affronta temi universali e insieme profondamente personali. Ma ciò che io non posso dimenticare è l'esperienza vissuta accanto a una Mentor che mi ha insegnato a guardare oltre, a credere che le visioni più ambiziose possano trasformarsi in progetti concreti e, soprattutto, a non smettere mai di sognare.



