Il "rinascimento" dei ricchissimi e ambiziosi stati dell'area mediorientale continua a stupire con le loro coraggiose iniziative politiche, architettoniche, artistiche, tecnologiche che stanno cambiando la geografia globale dei punti di interesse nel mondo. L'arrivo in Qatar nella prima settimana di febbraio della prestigiosissima fiera Art Basel, dilagata da Basilea a Miami a Hong Kong a Parigi e ora a Doha, è l'ultimo segnale del suo inarrestabile sviluppo.
Atterrando all’aeroporto di Doha e incontrando il gigantesco orso giallo di Urs Fischer, si ha immediatamente la sensazione che il Qatar sia un paese che attribuisce all’arte un ruolo importante.
Entrando nel cuore della città si incontrano infatti i suoi due musei più iconici: il Museum of Islamic Art progettato da I.M. Pei (che ha progettato la piramide del Louvre) e il National Museum of Qatar firmato da Jean Nouvel. Non sorprende quindi che Art Basel abbia trovato qui un terreno fertile e preparato, anche grazie alla visione della sceicca Al Mayassa, sorella dell’emiro, che considera l’arte uno strumento di dialogo globale e sostiene attivamente ogni grande iniziativa culturale. Il tema scelto, “Becoming”, appare perfettamente allineato con un paese in rapidissima trasformazione e con un’umanità in continuo mutamento. I direttori artistici dell'evento, Shawky e De Bellis, hanno proposto un format innovativo: pochi espositori, gallerie dedicate ad artisti singoli e ampi spazi aperti, con l’obiettivo di favorire un’attenzione più profonda e un coinvolgimento autentico del pubblico. All’ingresso principale della fiera, una gigantesca rosa di Isa Genzken ha accolto i visitatori con una presenza insieme monumentale e delicata, segnando simbolicamente l’accesso allo spazio espositivo. La manifestazione non si sviluppava in un unico padiglione, ma in più sedi distribuite nel distretto creativo e culturale: un secondo spazio ospitava ulteriori gallerie e installazioni, mentre opere disseminate lungo i percorsi di collegamento trasformavano anche le vie circostanti in parte integrante dell’esperienza artistica. In questa piattaforma — inevitabilmente anche commerciale, con prezzi che spaziavano da poche migliaia a diversi milioni di dollari — si sono riunite 87 gallerie provenienti da 31 paesi, a cui si sono aggiunte 16 nuove partecipazioni. Accanto ai grandi nomi dell’arte internazionale — Picasso, Basquiat, Boetti, Baselitz, Christo e Kounellis — erano presenti artisti di primo piano ed emergenti provenienti da Medio Oriente, Nord Africa e Asia meridionale, tra cui Iman Issa, Etel Adnan, Simone Fattal, Hassan Sharif, Ali Banisadr, Ali Cherri, Manal Al Dowayan e Lina Gazzaz. Una fiera chiara, accessibile e ben strutturata, capace di coniugare ambizione internazionale e identità regionale. Più che un semplice debutto, questa edizione rappresenta un segnale preciso: Doha non vuole solo ospitare grandi eventi, ma affermarsi come uno dei nuovi poli globali della cultura contemporanea.