Anche Valentino ci ha lasciato. Anche il nuovo anno comincia male, tra tensioni internazionali, nuove guerre all'orizzonte e vecchi conflitti che non si riesce a sopire. La notizia della morte di Valentino sembra un simbolo che la nostra epoca di bellezza, di pace, di progresso, di crescita, di genialità sia davvero finita per portarci su un abisso sconosciuto da cui solo l'intelligenza, umana e forse artificiale, potrebbero indicarci la via della rinascita. O forse no.
Valentino era un uomo elegante, gentile, di grande talento, cultore di bellezza, fedele a sé stesso, ai suoi amici, alla sua famiglia allargata, al suo universo.
Da giornalisti/direttori delle testate di moda italiane più importanti lo conoscevamo bene, Flavio ed io. È stato il primo grande protagonista e portavoce dello stile italiano nel mondo, fin da quando era il couturier preferito di Jackie Kennedy e di tante siderali bellezze e celebrità. Flavio l'ha molto celebrato sul Vogue degli anni 70. Io l'ho "messo in copertina" molte volte sulla mia rivista Donna negli anni 80. Per l'anniversario dei 25 anni di carriera gli abbiamo dedicato uno "special" davvero speciale. A lui Lucchini si è ispirato per molte delle sue opere di fashion-art negli anni 90. Valentino è stato anche tra i primi grandi stilisti a scegliere Superstudio Più per una sua imprevedibile sfilata a Milano nel 2003.
Ci ha legato un rapporto sottile e profondo, fatto di ammirazione, stima, rispetto e affetto, negli ultimi anni seguendo da lontano l'evoluzione della sua "tribu", sempre la stessa dai giorni della giovinezza, Giancarlo (Giammetti), Daniela (Giardina), Carlos (Souza) con Charlene e i ragazzi che Valentino considerava nipoti. Oggi il capitolo dei grandi creatori italiani, quelli dallo stile unico e inimitabile, si chiude definitivamente. E' morto Valentino, è morta la Moda. Restano i vestiti. E la nostalgia.



