In un press-day che ha riunito direttrici e giornalisti delle testate di moda più influenti, ma anche creativi e artisti attirati dal mistero di questo talento misterioso, quello che aleggiava era una sorpresa incredula, un sospiro di soddisfazione, un piacere generalizzato davanti ai sedici schermi che facevano scorrere uno dietro l’altro in modo assolutamente realistico una lunga serie di brevi collezioni basate ciascuna su un tema o un’idea. Una sequenza di bellezza immaginaria ma realizzabile che invita a pensare nuovamente a abiti capaci di far sognare o sentirsi uniche al mondo, siano creazioni da gran sera, interpretazioni del denim, abbracci di plissé, altre raffinate seduzioni. Pierre Amour usa l’AI come strumento, o meglio come complice, per tradurre le sue visioni in immagini live più vere del vero, curate nei minimi dettagli. Lasciandoci il dubbio su come sia possibile una simile magia. Il plauso va tutto all’autore, nato a Vichy, studi fashion e prime esperienze a Parigi, tra cui quella con John Galliano, casa e atelier a New York dove nutre la sua creatività senza limiti con interessanti collaborazioni. Ma anche a Ramon Broza, il suo producer autore dei bellissimi video che hanno accompagnato le installazioni, e al FLA Museum che ha installato le grandi sculture di Flavio Lucchini in un dialogo naturale fra artisti. Un sincero grazie ai supporter di questo evento immateriale fatto di speranza: Audiolux, Istituto Marangoni Milano, White Show, Ferrari Trento, Superstudio.
L’augurio che facciamo a Pierre Amour è che la moda italiana dia finalmente una patria alla sua creatività e si accapparri un “genio nascosto” ora svelato. Il salto da Instagram al Made in Italy sarebbe un desiderio che diventa realtà.



