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01/10/2019 | EDITORIALE, INNOVAZIONE

SIAMO PRONTI PER IL FUTURO?

Di: Gisella Borioli
In questo nostro mondo liquido, anzi gassoso, in cui le discipline, le professioni, le visioni si intersecano l’un l’altre, creando nuovi mestieri ancora difficili da inquadrare e definire, la digitalizzazione, la robotizzazione, l’intelligenza artificiale, la realtà aumentata, la smaterializzazione, le tecnologie avanzate e altre forme estreme definite dagli algoritmi e altre diavolerie, diventano le chiavi per entrare nel futuro dove tutto si mischia, si contamina, si rigenera. Le generazioni che convivono e producono si interrogano: dove andremo a finire?
Illuminante la posizione del sociologo Francesco Morace presidente dell’istituto di ricerca Future Concept Lab e ideatore del Festival della Crescita: “Per combinare nel modo migliore cultura del progetto e commercio 5.0– è necessario elaborare un nuovo senso dell’impresa, in cui far convergere in modo equilibrato il machine learning, i Big Data e la conoscenza empatica del contesto. Al 5.0 si arriva solo attraverso il 4.0: le macchine sono perfette per ampliare le possibilità, ma per essere davvero imprenditori bisogna avere dubbi, porsi delle domande: è necessaria la coscienza. E, nello specifico dell’attività progettuale, la curiosità sociale e l’intelligenza contestuale. Le macchine, infatti, non sono capaci di curiosità e non riconoscono le relazioni sociali. La curiosità sociale è dunque un propulsore per l’impresa: dinamica, mobile, dialettica. La visione futura dei contenuti utili e necessari per dare nuovo senso all’impresa presuppone allora un nuovo legame tra politica, arte, economia e cultura che, mixati in modo intelligente, possano produrre soluzioni di successo”.
Intanto nel mondo globale della moda e del design si assiste allo strano fenomeno che recupera nello stesso tempo l’artigianato, il fatto a mano, le tradizioni, le radici del fare, i vecchi valori, gli stili del passato e li innesta sulle nuove tecnologie alla ricerca della sostenibilità e di inattese e plurime performance. Moda, design, produzione parlano lo stesso linguaggio, si allineano sulle medesime tendenze, vanno a caccia dei millennial già totalmente sintonizzati sul mondo digitale che possano portare il valore aggiunto del futuro. L’artigiano e il robot non sono in competizione, anzi sono la stessa medaglia dell’e-commerce che renderà i negozi solo vetrine promozionali o esperienziali. Così come l’intelligenza artificiale non sarà concorrenza ma un aiuto a chirurghi, ricercatori, professori verso forme di professionalità ancora più evolute. Intanto giornalisti e influencer si misurano sul terreno dei media e ancora non si sa se i social prevarranno sulla parola o immagine stampata.
Superstudio è per sua vocazione un recettore di tendenze, che accoglie e ritrasmette, attraverso i suoi eventi, le mutazioni della società in settori diversi, ma in particolare e periodicamente, nella moda nel design nella comunicazione. A grandi rappresentanti di questi ambiti abbiamo chiesto una opinione su quanto la tecnologia influirà il loro lavoro. Ne parlano con noi personaggi eccellenti e competenti.


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