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26/05/2020 | EDITORIALE

SARA’ LA FINE DELLE FASHION WEEK?

Di: Gisella Borioli

Il dubbio è lecito a seguire le dichiarazioni dei big della moda, da Giorgio Armani a Alessandro Michele per Gucci, a Anthony Vaccarello per Saint Laurent, a Dries Van Noten, a Alessandro Sartori per Zegna i tempi e i modi delle presentazioni delle collezioni vanno ripensati in funzione delle visioni creative di ciascuno, al di fuori di passerelle e appuntamenti fissi coordinati dall’alto, sempre più frenetici.

Rallentare è la parola d’ordine uscita dalla pandemia che servirà a ridisegnare il futuro. I big della moda hanno avuto alcuni mesi per ripensare a questo sistema sempre più accelerato che li obbligava a un flusso di creatività continuo, a sfornare prodotti in eccesso, a un marketing miope che non sapeva vedere lontano, a una produzione abnorme che spesso creava invenduti destinati al mercato parallelo. La Slow-Fashion prende ora la sua rivincita su quella Fast-Fashion che non molti anni fa ha rivoluzionato il mondo della moda con un abbigliamento sempre nuovo a costi sempre più bassi, riempiendo gli armadi ma abbassando il desiderio. C’è voluto il tempo dell’#iorestoacasa per guardarsi dentro e domandarsi se il “tanto”, in tutti i sensi, non fosse diventato davvero troppo.
Il punto l’ha fatto ieri PambiancoDaily riportando le visioni di alcuni top brand. Alessandro Michele, il direttore creativo che ha portato a nuova vita Gucci, attraverso Instagram comunica che non seguirà più i tradizionali appuntamenti del sistema moda ma porterà avanti un racconto personale. “Sto realizzando che questa possibilità di raccontare non può essere costretta dalla tirannia della velocità. Ora sappiamo che era troppo furioso il nostro fare, troppo insidiosa la nostra corsa. È in questa rinnovata consapevolezza, che sento l’esigenza di un tempo mio, svincolato da scadenze etero-imposte che rischiano di mortificare la creatività”.  E aggiunge “Mi piacerebbe abbandonare l’armamentario di sigle che hanno colonizzato il nostro mondo: cruise, pre-fall, spring-summer, fall-winter. Mi sembrano parola stantie e denutrite. Sigle di un discorso impersonale, di cui abbiamo smarrito il senso. Contenitori che si sono progressivamente staccati dalla vita che li aveva generati, perdendo aderenza con il reale”
Stessa musica per Saint Laurent. “Non c’è un buon motivo – ha spiegato Anthony Vaccarello – per seguire un calendario realizzato anni fa quando tutto era completamente differente. Non voglio affrettare una collezione solo perché c’è una scadenza. Questa stagione voglio presentare una collezione quando sarò pronto a svelarla. La pandemia Covid-19 ci ha costretti a cambiare improvvisamente e completamente le nostre abitudini, comportamenti e interazioni con gli altri. Ha avuto un impatto violento mascherato da una calma apparente. La nostra decisione di non prendere parte ad alcun calendario predefinito quest’anno deriva dal nostro desiderio di riconoscere l’importanza del nostro tempo, della nostra vita. Ciò che è fuori dalla moda ora è il calendario dell’intero sistema: gli show, gli showroom, gli ordini”.
Pensa al futuro prossimo in un modo diverso anche Gildo Zegna immaginando nuove forme di comunicazione. A luglio la presentazione della collezione sarà del tutto virtuale. “Ho sempre voluto sperimentare format alternativi da poter utilizzare per comunicare a un pubblico sempre più ampio il mio processo creativo - dice Alessandro Sartori, direttore artistico del Gruppo Ermenegildo Zegna. L’idea che questa stagione presenterò la collezione con uno strumento digitale mi dà grande energia e libertà di pensiero, perché finalmente posso entrare direttamente nelle case delle persone”.  
Giorgio Armani ha aperto la strada del dissenso con la famosa lettera pubblicata su WWD (che abbiamo commentato qui il 10 aprile) che ha aperto gli occhi a molti e che inizia con “Il declino del fashion-system è iniziato quando il mondo del lusso ha cominciato ad adottare i metodi tipici del fast-fashion, in primis la velocità nel proporre nuovi capi e collezioni… Il lusso non può e non deve essere veloce perché il lusso ha bisogno di tempo per essere raggiunto e apprezzato”. E che conclude con “Questa crisi è anche una meravigliosa opportunità per ridare valore all’autenticità: basta con la moda come gioco di comunicazione, basta con le sfilate in giro per il mondo, al solo scopo di presentare idee blande. Basta intrattenere con spettacoli grandiosi che oggi si rivelano per quel che sono: inappropriati, e voglio dire anche volgari… Il momento che stiamo attraversando è turbolento, ma ci offre la possibilità, unica davvero, di aggiustare quello che non va, di togliere il superfluo, di ritrovare una dimensione più umana. Questa è forse la più importante lezione di questa crisi”.
Il terremoto è solo alle prime scosse. Ma rischia di minare seriamente alla base un sistema fuori controllo mentre si avvia la fase della ricostruzione. Meglio pensarci fin d’ora.


Saint Laurent, fashion show on the water in Paris, 2018
Ermenegildo Zegna, Central Station in Milan 2019
Dries Van Noten 2019
Giorgio Armani, closed-door fashion show, 2020

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