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01/05/2019 | DESIGN, EDITORIALE

I NUMERI DELLA DESIGN WEEK 2019: QUALITà VS QUALITà

Di: Gisella Borioli
Come ogni anno, alla fine della settimana del Design a Milano, si apre il balletto delle cifre (e dei visitatori) e a chi le spara più alte, come in una gara di pescatori a chi ha fatto abboccare il pesce più grosso. Nessuno fa la differenza tra le tipologie, la sostanza, il messaggio, lo scopo degli eventi. L’importante sembra denunciare più folla possibile, ed ogni mezzo è lecito. Poco importa fare distinzione tra gli addetti ai lavori e il mondo della creatività e i gruppi di ragazzi affogati di birra (svenduta irregolarmente nelle vie del design) o i cortei con tamburi o le masquerade irriverenti tipo lottatori di Sumo con enormi pance di gommapiuma che si aggirano tra gli show-room. Ci sono poi quelli del clic facile, attirati dalle installazioni spettacolari tipo cerniera sulla facciata o dalla poltrona-donna-trafitta di Gaetano Pesce, che poco hanno a che fare con le novità del design ma sembrano soprattutto far parlare di sé. L’angosciosa domanda che serpeggia tra gli operatori alla fine della Design Week è: “quante persone?” in cui ciascuno spera di avere superato l’altro e spesso bluffa. Credo che nessuno possa dare un dato certo, diviso per district, delle presenze, perché non esistono reali strumenti misuratori.

Moltissimi i visitatori sparpagliati per Milano, le code, gli ingorghi, impossibile sapere quanti di loro realmente motivati e quanti arrivati per curiosità o per condividere la festa o creare il caos o immergersi nella movida ormai ricomparsa qua e là, soprattutto la sera e nel week-end. Il problema si ripresenta ogni anno. Al Superstudio abbiamo scelto la selezione e la qualità, con una registrazione obbligatoria, per rispetto delle aziende e dei professional che sono l’ossatura della Design Week e dell’economia che genera.

Questo ha funzionato come deterrente creando un’isola felice. 80.000 visitatori registrati e oltre 2.200 giornalisti sono un risultato che ci inorgoglisce. Così come i 45.000 motivati frequentatori della settimana alla Triennale non valgono certo meno delle folle oceaniche che hanno invaso le strade. Anche i 1.200 acculturati visitatori al giorno registrati al nuovo palcoscenico del design temporaneo del Teatro Parenti hanno reso felice la direttrice-regista Andrée Shammah. Perché tutto è relativo. Forse che i 250.000 passanti denunciati dal Brera district o i 150.000 comunicati in zona Tortona, al netto da occasionali e festaioli, non siano un dato così lusinghiero? E che dire dei 1.500 e più eventi? Forse che stia iniziando la riflessione che “meno è meglio”? Forse che in una Milano ormai satura di improvvisato design, solo una selezione possa salvarne la qualità?


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