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01/12/2013 | ARTE, DESIGN

Flavio Lucchini, IL PIONIERE DELL'IMMAGINE

La sua carriera è leggendaria e variegata. Negli anni ’60 il grande art-director che re-inventa le testate femminili, poi il direttore-editore che lancia i titoli di punta della moda maschile e femminile, l’intelletuale di riferimento del mondo della moda, il talent-scout che promuove stilisti fotografi e giornalisti, l’imprenditore illuminato che apre spazi per l’immagine e la creatività che cambiano Milano e, negli ultimi 25 anni, l’artista che vuol dare eternità alla moda attraverso l’arte. Flavio Lucchini è ancora tutto questo.

Come è nata l’idea di creare un centro per la fotografia? 
Come art-director, direttore, co-editore in molte testate di punta ho sempre pensato che avere a disposizione un centro ben attrezzato e sempre aggiornato per produrre immagini al top fosse non solo conveniente, ma costituisse uno stimolo per tutti i professionisti e che, superate gelosie e diffidenze, ne avrebbero avuto solo benefici. A quei tempi ogni fotografo aveva un suo piccolo studio privato, troppo costoso da mantenere, o niente del tutto. Il Superstudio ha aperto infinite possibilità anche a chi non aveva mezzi economici ma solo talento.

Il Superstudio degli anni ’80 era molto più di una concentrazione di studi fotografici. Era un agorà dove si scambiavano idee. Quale segreto per attrarre tante intelligenze e nuove iniziative?
Concentrare la produzione di foto fashion, attrarre i più grandi fotografi, le modelle più famose, i creativi internazionali ha spinto Superstudio a offrire sempre maggiore competenza e attenzione per permettere il realizzarsi di scenografie sempre più complesse e qualità sempre più alta, comprendendo e risolvendo esigenze e problemi di tutti. Professionalità, passione, vera conoscenza di quel mondo hanno fatto il resto.

Toscani, Ferri, Gastel sono stati i fotografi che più ti sono stati vicini nelle tue iniziative e che tu hai più valorizzato. Cosa ti ha dato ciascuno di loro?
Fare il fotografo non è un mestiere. La “camera” ti fa innamorare. È una passione che ti prende ventiquattro ore al giorno e ti cambia il modo di vedere la vita. Con la “camera” trasmetti il tuo mondo e quello che “vedi” solo tu con i tuoi occhi. Toscani - con cui ho dato vita a tante avventure, Ferri, che mi ha accompagnato per un periodo in questa, Gastel, che è “cresciuto” con me fino a diventare quello che è, erano giovani e innamorati. E molto intelligenti. Lo scambio è stato continuo e costruttivo in ogni momento. Ma devo dire che molti hanno condiviso con me questa passione e sarebbe troppo lungo citarli tutti. Ciascuno di loro mi ha lasciato qualcosa in modo diverso.

Una storia professionale di grande spessore e originalità. Quali persone o personaggi hanno inciso di più nella tua vita?
Ancora al liceo, nel dopoguerra, ho scoperto Picasso, i Futuristi, Duchamp, i surrealisti, fino ad arrivare alla pop art negli anni ’60, quando incominciavo a lavorare nell’editoria di moda. Molto mi ha influenzato l’architettura, da Gropius e Le Corbusier, fino all’amico Sottsass e agli architetti star di oggi. Ma più che i grandi personaggi che incontri, è importante venire a conoscenza di quelli che non incontri ma che possono contribuire ad arricchire la tua cultura e la tua sensibilità.

Poi è arrivato il Superstudio Più, altra geniale intuizione, con un grande centro per la creatività e l’arte in genere. Perche?
All’inizio il progetto era di aprire degli studi televisivi oltre agli studi fotografici, per rispondere alla nuova richiesta di video fashion e commerciali. Ma avendo avuto nel 2000 l’occasione di acquisire una grande parte della ex-General Electric, abbiamo pensato di ampliare il progetto e di lavorare per promuovere la moda l’arte il design attraverso eventi che parlassero a un pubblico nuovo, giovane, con nuovi interessi. In breve Superstudio Più è diventato un punto di attrazione e di proposta.

La zona è totalmente cambiata grazie al primo e al secondo Superstudio, che ne sono stati pionieri e traino. Cosa ti ha attratto di questo quartiere?
Via Tortona, Savona, Forcella fino a venti o trent’anni fa erano parte di un quartiere abitato da operai che lavoravano alla General Electric, alla Riva Calzoni e in tante altre fabbriche che avevano costruito interi quartieri per le famiglie vicino agli stabilimenti. La constatazione che le fabbriche chiudevano per trasferirsi in paesi dove la manodopera costava meno mi ha molto colpito e nello stesso tempo mi ha fatto riflettere. Finiva la produzione di oggetti veri come turbine, componenti elettriche, attrezzature, per fare posto a cose apparentemente futili come immagini e eventi promozionali. I tempi stavano cambiando. Noi eravamo attori di questo cambiamento epocale dove il superfluo diventa indispensabile.

Cosa significano oggi, nella Milano contemporanea, il Superstudio 13 della fotografia e il Superstudio Più degli eventi?
Il “13” e il “Più” sono due luci segnaletiche di questo nuovo modo di vivere. Le immagini, la promozione, la pubblicità, la comunicazione in genere sono le nuove forze che fanno girare il mondo. Sono due piccoli esempi per capire la Milano che si muove e che si aggiorna, dove conta sempre più la capacità di inventarsi nuove professioni ieri sconosciute.


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