Difficile immaginare oggi le manifestazioni che fino ieri riunivano un grande numero di persone in una atmosfera animata e effervescente fatta anche di scambi, di saluti, di abbracci, di condivisione, di esperienze comuni, fosse per business per informazione o per piacere. Gli eventi e le fiere dovranno per forza cambiare. Diventerà obbligatoria l’integrazione tra reale e virtuale. E la fiducia.
La nuova parola d’ordine è “distanziamento sociale”. Ma quello a cui dovremmo puntare è un distanziamento fisico unito a una prossimità sociale. È, questo, un nodo fondamentale soprattutto per le attività di non prima necessità. Quelle, cioè, a cui la gente decide di prendere parte inseguendo un piacere personale, un desiderio di appartenenza e partecipazione. Ovviamente il digitale ci supporta in parte. Ma dobbiamo elaborare proposte ibride “reali-virtuali” che ci consentano di tornare anche fisicamente negli spazi non funzionali ma utili e necessari per stare bene. Quelli della cultura, del commercio e anche gli ambienti fieristici, che sono fatti di desiderio di vedere, toccare, capire, condividere...