IT | EN
11/11/2020 | DESIGN

LORENZO DAMIANI: DALLA FUNZIONE ALLA FORMA

Di: Dario Negri

A ridosso della morte di Enzo Mari, grande lume del design e della cultura italiana, incontriamo Lorenzo Damiani. Collaborazioni estese da Cappellini a Ikea, ha un modo di fare design che parte da una ricerca delle necessità e dell'utilizzo dei materiali e lavora idealmente in quell'area di congiunzione tra il lavoro di Mari e dei Castiglioni e il design contemporaneo: più inventore che archistar. 

Poliedrico ma mai sfacciato, in saldo equilibrio tra forma e funzione, come e dove nasce il design di Lorenzo Damiani?
Serve sempre una ragione per iniziare a lavorare intorno a un'idea: da questa convinzione nascono i miei progetti. Ogni funzione può essere tradotta in una o più forme possibili, l'importante è che ci sia una certa corrispondenza. Non ho mai pensato di seguire le mode del momento… Solitamente faccio solo quello che avverto come necessario.

Nel tuo lavoro si trovano spesso utilizzi non convenzionali dei materiali, sempre molto presenti e valorizzati, come per la panca "Foglio" con seduta in marmo elastico. Qual è il tuo approccio verso la ricerca dei materiali? Sono fonte di ispirazione o risultato di una equazione? 
Ho sempre avuto un grande rispetto dei materiali, artificiali e – ancor più – di origine naturale: servono millenni per creare, per esempio, un materiale meraviglioso come il marmo, che spesso noi progettisti usiamo inutilmente in quantità smodate. Lo stesso vale per il legno, come per tutti i prodotti della natura che ci circondano e hanno impiegato del tempo per diventare come noi li vediamo, scegliendo poi di utilizzarli per materializzare le nostre idee, a volte anche del tutto superflue. Tale ragionamento, tuttavia, andrebbe fatto anche per i materiali artificiali perché, ad esempio, per creare un qualsiasi elemento di plastica servono energia e altre risorse che sarebbe un peccato sprecare.  Ho avuto la fortuna di conoscere il lavoro dell’ebanista Pierluigi Ghianda attraverso i suoi stessi oggetti: lui diceva spesso che ”qualsiasi materiale, se ben lavorato, diventa prezioso”. Questo è ciò che ho sempre pensato e sostenuto all'interno del mio lavoro: per esempio, la collezione Truciolari è nata mettendo in relazione un semilavorato e delle tecniche di lavorazione estremamente conosciute e diffuse ma forse, mai associati prima. Con un simile approccio sono nati la panca Foglio e altri oggetti in lastra di marmo sottile piegato e anche pieghevole, presentati per la prima volta nel 2012 in occasione della mostra Lorenzo Damiani: Senza Stile, tenuta presso la Fondazione Achille Castiglioni di Milano. Considero Foglio un “esperimento di marmo flessibile” volto a evidenziare le inutilizzate potenzialità elastiche di marmi e graniti, nonché a proporre l’idea di un uso più razionale delle risorse naturali.

Come è cambiato il mondo del design negli ultimi venti anni? 
Il design è cambiato molto, perché è il mondo a essere cambiato tanto in questi ultimi vent’anni. A distanza di tempo provo una certa soddisfazione nel constatare che i principi fondanti del mio lavoro, con le dovute evoluzioni e trasformazioni, sono simili a quelli del mio esordio. Quando intraprendo una ricerca, non mi preoccupo dei possibili consensi che potrò raccogliere. Ogni progettista, attraverso il suo lavoro, rappresenta un punto di vista possibile rispetto al mondo che lo circonda; per esempio, io condivido il pensiero espresso da Bruno Munari: “il lusso è il trionfo dell'apparenza sulla sostanza, il lusso è l’uso sbagliato di materiali costosi che non migliorano le funzioni”. 

Da Cappellini a Flaminia passando per Caimi, quale è stato il progetto o la collaborazione che ti ha più emozionato?
Progettare, per me, significa trovare un’idea nuova – anche minima – che possa giustificare la presenza di un ennesimo oggetto nel mondo… L'idea può essere di carattere funzionale, costruttivo, riguardare la ricerca sui materiali o altro ancora, senza dimenticare che la comunicazione di un messaggio può essere considerata una vera e propria funzione, la finalità principale di un oggetto. Faccio questa precisazione perché – anche se in forma ridotta rispetto a molti miei lavori prettamente di ricerca –, tale approccio progettuale è sempre presente nel mio percorso, anche per i prodotti nati con le aziende che hai citato. Ogni progetto ha una storia da raccontare, come è avvenuto anche con Caimi o Ikea. Per quest'ultima azienda ho progettato un allestimento costituito da una piccola casa – idealmente trasportabile mediante una grande maniglia sul tetto – contenente un immaginario tridimensionale costituito da mobili che “si animano” e trasformano seguendo un processo di montaggio non sempre consueto. All’interno della casa Ikea, ho ideato superfici interamente rivestite da componenti modulari, disposti in modo eterogeneo per creare un’unica composizione in cui l’elemento singolo sfuma nell'insieme: un ambiente da guardare, toccare e calpestare, perché i mobili smontati, adagiati anche sul pavimento, narravano di un’infinità modulare capace di soddisfare le più svariate esigenze.

In ultimo, una riflessione sul Made in Italy: dove sta andando il design italiano?
Dove sta andando il design italiano… Forse è meglio che tu lo chieda a qualcun altro!

Foglio by Lorenzo Damiani, 2012. ph Andrea Basile
"Senza Stile" exhibition at Museo Achille Castiglioni, 2012. Ph Andrea Basile
"ALLA SCOPERTA DELL'INFINITO" installation for IKEA at Fuorisalone 2018
Fold by Lorenzo Damiani for Ceramica Flaminia

PROSSIMO ARTICOLO

SUL SET DI SUPERSTUDIO 13: MANESKIN, VENT’ANNI!

DESIGN
ARTE
MODA
EVENTI
PEOPLE
INNOVAZIONE
TENDENZE
LOCATION
DUBAI
EDITORIALI
FOTOGRAFIA
ARCHIVIO COMPLETO
ARTICOLI IN EVIDENZA