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01/12/2018 | DESIGN, PEOPLE

LIBERTÀ DI CREARE

Di: Gisella Borioli
Intervista a Paola Navone.

Una designer anticipatrice che ha sempre dialogato con le culture, i tempi storici, le etnie, le diversità. Una creatrice di oggetti, ambienti, atmosfere, emozioni in totale libertà. Il che l’ha resa unica e grande. Paola Navone non segue le tendenze, le crea.

In questi ultimi vent’anni nel design che cosa è cambiato? E che cosa cambierà nell’ultimo anno che ci porterà al 2020?
Secondo me è solo cambiato che, se Dio vuole, c’è più libertà. È già una bella risposta. Non è che puoi analizzare i cambiamenti, il vero cambiamento è che oramai tutto convive e tutto può convivere sempre di più. Cosa cambierà? Cambierà che questo grado di libertà crescerà.

Trovi che questa libertà si esprima anche con il fatto che il design è andato a intercettare mille altri prodotti, mille altri bisogni, mille altre espressioni?
Diciamo che c’è più libertà da parte di chi consuma il design, che è molto meno oblativo rispetto a prima. È come nell’abbigliamento, uno non si pone più il problema di qual è la collezione dei prossimi sei mesi, mette insieme quel che gli pare, e questo stesso tipo di evoluzione c’è stato nell’arredo, non c’è più questa sorta di asservimento all’architetto o al decorateur. In questo senso dico che la gente è più libera. E poi sono più liberi anche i progettisti che oramai schizzano un po’ in tutte le direzioni. È più libero il panorama perché si è aperto a creatività e paesi che una volta erano considerati inesistenti o marginali come l’Asia, l’Africa piuttosto che il nord dell’Europa. Questo monopolio un pochino si è spezzato.

È pericolosa per noi questa storia, questa apertura?
È pericolosa sì o no, nel senso che se eccita la curiosità, l’idea di scouting, l’avventura non lo è. Se produce degli atteggiamenti di difesa, chiaramente è la fine.

Tu hai fatto di tutto in maniera eclettica, in maniera libera, ma qual è il fil-rouge del tuo lavoro se dovessi definirlo?
Curiosità, e voglia di guardare sempre al prossimo giorno, mai a quello che è finito. I progetti a cui sono più affezionata sono quelli che non sono terminati, perché appena finiscono per me si chiude una sorta di periodo, un’avventura, un viaggio.

Ma potrebbe esserci un traguardo, un’idea, un oggetto, una realizzazione?
Non c’è mai fine alla curiosità? Non c’è mai fine nel senso che è veramente una specie di caccia al tesoro che alla fine si trova da qualche parte.


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