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26/07/2021 | ARTE

LA BAMBOLA DI LUCCHINI E’ ARRIVATA A PORTOFINO

Di: Serena Mormino

Il Museo del Parco di Portofino da ieri ha un’ospite permanente in più tra le tante opere di artisti famosi: la bianca Doll di Flavio Lucchini, “special edition” in versione white delle sue coloratissime “bambole” newpop. Una ragione in più per visitare questo affascinante giardino, luogo d’arte e di cultura, affacciato sulla piazzetta e il porticciolo della famosa località della Liguria. “White Doll” è stata accolta dal direttore-fondatore del museo Daniele Crippa e dalla sua curatrice e critica d’arte Serena Mormino, insieme a numerosi ospiti. Alla curatrice il compito di raccontarvene la storia.

Entrare nel mondo Lucchini è come entrare in uno speciale di 50 anni di contaminazioni tra moda arte design; immergersi nella storia italiana ammirata dal mondo intero e che oggi più che mai viene reinterpretata, con la sensazione di esserne davvero partecipi tanto è forte il coinvolgimento e la tangibilità.
Quella che definisco “Vitamina essenziale di Vita” è stata somministrata da Lucchini nella sua forma più completa… Arte, Design partendo, forse inconsapevolmente da Moda e Fotografia, respirando gli Anni ’80 italiani nel mondo a pieno ritmo.
Ha reso tali materie prime totalmente indissolubili, plasmandole e rilegandole in pagine di storia memorabile ed irripetibile. Perché tutto è ciclico, tutto trasforma e genera novità, ma pochi protagonisti hanno vissuto, scolpito la moda italiana, l’editoria di ricerca, scoperta, consacrazione. Avvolto da perfezione e bellezza, circondato da sognatori capaci di creare emozioni, Lucchini ha materializzato idee, ispirazioni, filosofie di vita in creazioni pieni di energia propria. Immergendomi nel suo mondo attraverso le sue parole, i disegni, le opere e fantasticando su conversazioni intrattenute con i suoi compagni di avventura, mi sento di non conoscerlo ma al contempo di essere ancora più legata a lui, esattamente come ci si sente legati alla vita proprio perché non se ne conosce ancora il corso…
Spesso afferma che passare dal Fashion all’Arte sia stato un atto naturale, ma essendomi avvicinata alla sua anima principalmente spettatrice delle sue creazioni eclettiche e straordinariamente complete, lasciando spazio all’istinto, è determinata la sensazione che abbia sempre cercato arte in ogni suo battito, consapevole di questo suo essere, ma scegliendo di percorrere un labirinto colorato, a tratti specchiante, dorato anche quando optical, fluo o monocromo, per vivere ancora più intensamente ogni istante;  talvolta trattenendo il respiro, per arrivare al centro con competenza totale. Come se le molteplici grafiche iconiche, le copertine patinate, non fossero altro che i disegni preparatori delle sue sculture che hanno visto la luce anni dopo.
Raggiunge la perfezione editoriale con piena consapevolezza di forme, colori, misure e proprio come in un labirinto, ripercorre il cammino scomponendo i tratti in geometrie dai pantoni primari, come a purificare la sua mente ed i suoi occhi, come un apprendista che si accinge ad imparare.
Ripercorre le intense pagine del suo diario capitolo moda, paragrafi selezione, scoperta, fotografia, editoria per riavvolgere il nastro della vita o forse solo per riazzerare la mente, tornare all’innata passione per la scultura celata dietro la divinità Moda che, in fondo, è solo parte di quel magico trittico che è l’Arte.
Ed ecco che la sua espressione muta nelle forme, nei materiali forti ma mai sfarzosi; torna al disegno che educatamente si evolve in bi-dimensione per un lungo periodo.
Nella pittura e nella grafica fotografica rinnega la bellezza e l’individualità, partendo dalla tradizione antica di altre culture per arrivare ad anticipare con sensibilità e visione superiore i mali del nostro contemporaneo, a cui non si piega e, seppur non rinnegandoli, li “interrompe” per plasmare corpi femminili atemporali, gioiosi, bucolici e morbidi come in eterna adolescenza, quando ancora molto è inconsapevole e spontaneo.
Le forme ed i colori sono tipicamente pop, allegri, felici, vitaminici… rimandano agli Anni più intensi anche del suo infinito percorso. Ma per frizzarli nel tempo tralascia i tratti del viso, come a rendere eterne le epoche, le creazioni di moda, la vita stessa.
Talvolta rinnega la sua creatura artistica e la stropiccia come a volerne strappare i confini… per poi salvarli, consapevole che l’imperfezione può essere affascinante e stimolante, così come lo è il foglio bianco ancora tutto da scrivere…

Trigger of the space, opera di Nanda Vigo. Museo del Parco di Portofino.
Museo del Parco di Portofino, in primo piano le opere di Stefano Bombardieri, Lorenzo D'Andrea, Daniele Basso,
Serena Mormino, curatrice e critica d’arte, e Daniele Crippa direttore-fondatore del Museo del Parco di Portofino.
Museo del Parco di Portofino. A partire da sinistra le opere di Bruno Ceccobelli, Gillo Dorfles e Carla Tolomeo.

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