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05/10/2020 | PEOPLE

KENZO E IL GIAPPONE VISTO CON LUI

Di: Flavio Lucchini

La scomparsa di Kenzo non è solo quella dell’ultima vittima nota del Covid, ma di un uomo che, dagli anni 70, ha davvero portato la moda verso un orizzonte più interculturale, libero e democratico. Flavio Lucchini lo ha conosciuto allora e così nel suo libro autobiografico IL DESTINO lo racconta dietro le quinte. Nel capitolo a lui dedicato il ricordo di una collaborazione e di una amicizia che ha lasciato il segno.

 Sono a Dubai, è gennaio 2018 ma c’è meno caldo del previsto. Mia figlia che abita qui da quattro anni mi ha fatto una gentilezza. Mi ha regalato un cardigan nero perché di sera fa freschino. Il cardigan è firmato Kenzo, sapeva che mi avrebbe fatto piacere. La mia mente è andata a ritroso e in un lampo ho visto e rivissuto molti anni indietro, a cominciare da quando l’ho conosciuto nel 1970 a Parigi.
Mi era stato segnalato dalle redattrici di Elle sempre attive nella ricerca di novità.
Kenzo Takada è nato a Himeji nel 1939 ed è vissuto in Giappone fino al 1964. Quinto di sette figli, comincia giovanissimo a frequentare una scuola di moda a Kobe e nel 1958 a Tokio frequenta la Bunka Gakuen School che aveva da poco aperto l’accesso ai maschi, prestigioso istituto che nel viaggio  del 1970, per vedere l’Expo di Osaka, avevo visitato con grande meraviglia. 
Come per tutti giapponesi appassionati di moda, Parigi rappresentava un punto d’arrivo anche per Kenzo che, dopo il diploma, vi si trasferisce e, con il suo socio Gilles Raysse,  apre una piccola boutique chiamata Jungle Jap nella romantica Galerie Vivienne. Appena l’abbiamo scoperta, Gisella ed io siamo impazziti. Fiori, colori, piccole geometrie, forme insolite e largotte, tessuti nuovi. I suoi abiti tra oriente e occidente, freschi e nuovissimi, erano qualcosa di mai visto prima, nemmeno a Parigi. Lui era lì, poco più che un ragazzino, sempre sorridente, sembrava molto più giovane dei suoi trent’anni. Noi cominciamo a fotografare i suoi vestiti per le nostre testate. Non passa molto tempo che viene notato e apprezzato da altri, fino a che Elle gli dedica una copertina. La vera affermazione arriva subito dopo.
Le sue prime sfilate sono un evento. Accanto ai classici nomi francesi, ecco in passerella la moda giovane di Parigi vista con gli occhi entusiasti di un nuovo creativo giapponese, in un mix di culture. Oltre Parigi sfila a New York e Tokio con lo stesso successo.
Fin da quella prima volta nel negozietto in Galerie Vivienne abbiamo simpatizzato e fatto amicizia. Oliviero Toscani era il fotografo perfetto per la sua moda. Oltre che per Vogue Italia e per Lei ( di cui ero art-director)  lavorava spesso per Elle. Ha fatto servizi stupendi e coltivato questo rapporto speciale.
Il flash dei ricordi mi ha portato anche alla festa dei suoi cinquant’anni organizzata in Giappone, a Himeji, nella città dove era nato.
Aveva invitato a seguirlo in un viaggio per festeggiarlo alcuni amici, giornalisti delle più importanti testate moda. Di italiani c’eravamo solo noi due, io e Gisella.
Arrivati in treno a Himeji, ci aspettava la sua grandiosa sfilata in un giardino di sogno messo a disposizione dalle autorità locali. Centinaia di modelle scendevano da una collina, lentamente, in fila, con un sottofondo di musiche orientali. Ricordo uno spettacolo incredibile: una parete d’acqua danzante formata da infiniti getti su cui erano proiettate le riprese della sfilata e altre immagini suggestive. Una scena pazzesca soprattutto considerando che la tecnologia degli effetti speciali, nel 1989, in Europa era ancora indietro.
Che festa! Fiori ovunque. E, al momento degli auguri, fuochi d’artificio incredibili.
Il giorno dopo lui e Xavier de Castella, il suo compagno, accompagnarono tutti noi giornalisti-amici in luoghi insoliti e rari anche per gli stessi giapponesi.
Fummo ospitati in un albergo arrampicato su di una collina-giardino. In questo posto immerso fra fiori e piante, alla fine di un sentierino, scoprimmo una dependance per il rituale bagno collettivo, uomini e donne insieme.
C’era una grande vasca rotonda, ci si poteva stare in quindici-venti persone. C’erano spogliatoi e, in comune, vaschette igieniche pre-immersione, asciugamani e accappatoi bianchi. Ci lavammo, gli uomini più disinvolti, le donne imbarazzate. Sebbene un po’ riluttanti, i nostri ospiti giapponesi ci convinsero a entrare tutti insieme, nudi, superando i nostri pudori.
Non abituati a queste strane abitudini, finimmo per entrare in acqua ridendo e ci sentimmo tutti più amici, come tanti scolaretti dopo aver fatto una marachella o marinato la scuola.
Un altro flash mi fa tornare alla mente la cena di compleanno, il giorno dopo, che facemmo come un gioco, gli uomini nel ruolo di donne, vestiti con kimoni tradizionali e che si svolgeva come in un teatro. Recitavamo seguendo la traccia di una pièce tragicomica inventata dal bel Xavier.
Tornammo tutti alle nostre redazioni felici di questo viaggio che ci aveva fatto scoprire un Giappone fantastico con una guida ben diversa da quelle turistiche.
Dopo la grande festa per i suoi cinquant’anni, Kenzo cominciò a pensare di ritirarsi dalla moda e a godersi con Xavier la sua bella nuova casa alla Bastille, con grande salone con piscina interna e giardino zen sui tetti. Xavier mori poco dopo. La vita di Kenzo avrebbe preso un’altra svolta. Nessuno ci credeva, ma nel 1999 il marchio passò inaspettatamente al gruppo LVMH.

Himeji 1989: birthday celebration for 50 years of Kenzo
Flavio Lucchini and Gisella Borioli, the only Italian journalists invited to birthday celebration for 50 years of Kenzo
Himeji 1989: birthday celebration for 50 years of Kenzo
Kenzo at the airport, 1989

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