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04/09/2020 | INNOVAZIONE, PEOPLE

EMILIO GENOVESI: MATERIALI SEMPRE PIU’ INTELLIGENTI

Di: Gisella Borioli

Tessuti che respirano, pitture che purificano l’aria, piastrelle che uccidono i batteri, polimeri riciclabili, vetri che si riparano da soli, bikini che puliscono il mare, gomme che generano energia, stoffe che si illuminano e altre che regolano la temperatura del corpo, ecoplastiche “circolari” derivate da bucce d’arancia o di pomodoro… L’infinita ricerca di nuovi materiali dalle impensabili performance sembra la chiave di ogni innovazione. Al punto che, per un filo diretto con gli operatori, è nato in America nel 1997 il network internazionale Material ConneXion con la sua ricchissima library. Arrivato in Italia ha dato vita anche a un “Materials Village” durante la Milano Design Week per le cinque ultime edizioni al Superstudio. Ce ne parla Emilio Genovesi, Ceo di Materially e, prima, di Material ConneXion Italia.

Material ConneXion, con la sua library di materiali, con le sue presentazioni prima alla Triennale e poi al Superstudio, ha rappresentato anche in Italia uno step importante nella conoscenza e nella valorizzazione dei materiali per l’architettura e il design. Come si è inserito nel circuito del Salone e del Fuorisalone?
La mission di Material ConneXion tradizionalmente è sempre stata quella di suggerire nuove e originali soluzioni di materiali ai produttori di prodotti o progettisti di architetture. Ovviamente fare ciò ha sempre portato ad una stretta relazione con i produttori di materiali soprattutto quelli portatori di soluzioni innovative. Abbiamo quindi un po’ di anni fa pensato di organizzare qualcosa anche per questi ultimi, che potesse aiutarli a far conoscere i loro prodotti oltre all’aiuto che in questo senso già sviluppava la library. Da questo spunto è nata l’idea di una iniziativa a loro dedicata durante la Design Week milanese.

Perché i materiali innovativi oggi sono tanto importanti? Cosa devono darci di più?
I materiali sono sempre stati importanti per tutte le attività umane e per il mondo del progetto. Siamo fatti di materia oltre che di pensiero e qualcuno potrà dire di anima. Il “solid side” della nostra vita sarà sempre importante e non è un caso che chi ha inventato Material ConneXion negli USA degli anni ’90 l’ha fatto mentre cresceva la prima bolla di Wall Street dovuta alla scoperta dei mercati “virtuali”. L’innovazione tecnologica ha fatto il resto permettendo di non usare solo quanto la natura ci metteva a portata di mano, ma di produrre ed inventare un nuovo mondo di soluzioni materiali ai nostri problemi di performance e di estetica e sensorialità. Oggi forse anche troppo vasto visto il tema delle plastiche.

Le tecniche tradizionali di produzione e di colorazione potevano anche essere dannose alla salute. Oggi si guarda al wellness della persona e dell’ambiente chiedendo aiuto ai materiali stessi. Qualche esempio di particolare performance in questo senso?
Nel nostro tempo nel campo dei materiali il concetto di innovazione esiste solo se abbinato a quelli di sostenibilità, sicurezza e salute. Basti pensare oggi in tempo di pandemie a tutti i materiali antibatterici e antisettici o alle superfici che purificano l’aria trattenendo le polveri sottili etc.

Come restare aggiornati nell’oceano della produzione globale?
Restare aggiornati oggi è un lavoro. Esistono infatti gli esperti di materiali e tra un po’ anche quelli esperti solo di alcuni settori di materiali. Aziende come la nostra aiutano molto chi lavora nell’innovazione. Qualche anno fa una nostra consulenza era considerata un lusso costoso oggi una attività importante da cui è difficile prescindere.

Oltre alla innovazione in genere l’attenzione alla sostenibilità è andata via via rinforzandosi…
Ai nostri giorni ormai quando si parla di sostenibilità nel mondo dei materiali si parla molto di economia circolare. Cioè del fatto che dobbiamo renderci conto che la materia a nostra disposizione è finita, la crescita economica pure e la capacità di riusare nei processi innovativi la materia sarà la grande rivoluzione del futuro. La tecnologia ci sarà di grande aiuto. Già oggi quasi tutto potrebbe non essere rifiuto e nulla finire in discarica. Basterebbe volerlo.

Le presentazioni di Material ConneXion durante la Design Week anziché essere in forma tradizionale nei saloni predisposti hanno puntato a un “Village” nel verde con le famose casette bianche. Perché questa scelta?
Quando la manifestazione è nata abbiamo deciso di tenere la prima edizione in Triennale. Gestivamo infatti da anni uno spazio espositivo in Triennale. Ma alla nostra richiesta di uno spazio espositivo maggiore, Triennale ci diede disponibilità solo nel giardino. E nel giardino un allestimento di casette funzionava. L’idea del Village è nata così un po’ per necessità e un po’ per caso. Poi, visto che ha avuto successo, ci siamo affezionati e per fortuna con noi i nostri clienti.

Cosa è cambiato dal passaggio dalla Triennale al Superstudio Più?
L’edizione in Triennale ha avuto moltissimi visitatori, la maggior parte dei quali erano però semplici curiosi o studenti. I nostri partner invece partecipavano per trovare nuovi mercati e nuove occasioni di business, da questo punto di vista la presenza a Superstudio ci ha aperto nuovi orizzonti. In cinque edizioni non abbiamo mai avuto rimostranze sulla qualità dei visitatori.

Oltre alle aziende dei materiali, un appuntamento importante è stato quello con gli special guest, puntando su grandi nomi come con le installazioni site-specific di Matteo Thun, Stefano Boeri, Yona Friedmann, Patricia Urquiola e altri…C’era un fil rouge a legare queste scelte?
Il fil rouge è sempre stato quello di legare una manifestazione che comunque non ha mai perso l’obiettivo di aiutare i nostri partner a creare new business con la necessità di essere originali e interessanti per tutti i visitatori. In questo lo stimolo di Gisella Borioli e di tutto lo staff di Superstudio è sempre stato incessante. L’incontro con 3M Design International, che per tante edizioni ci ha scelto come location, e che con noi ha progettato tante installazioni con progettisti di grido ha sicuramente aiutato. Di questo siamo molto grati a 3M.

Hai avuto una esperienza di consulenza al Governo per il coordinamento del mondo del design durante la precedente legislatura. Come è stato questo approccio governativo. Qualcosa resterà?
In cinque mesi di lavoro con la commissione da me presieduta, nominata dal Ministro Bonisoli, abbiamo prodotto un documento di linee guida molto importante. Lo ha riconosciuto anche il Ministro della Cultura del governo successivo Franceschini, con cui ho avuto un incontro molto positivo e ci eravamo ripromessi di continuare. Subito dopo è esplosa la pandemia Covid-19 e altre sono state le priorità. Mi piacerebbe che alcuni nostri suggerimenti siano ripresi ora, che con gli aiuti europei trovare fondi dovrebbe essere più semplice e necessitano progetti innovativi.

Dopo l’improvvisa scomparsa del presidente Rodrigo Rodriguez, quali i prossimi orizzonti?
Il Presidente Rodriquez è stato decisivo per tutte le nostre attività, con il suo entusiasmo e la sua passione per tutto quello che era novità. Con lui avevamo anche da poco cambiato ragione sociale e nome alla nostra attività fondando Materially. Affrontare con successo un futuro gravido di incognite per la crisi che seguirà alla pandemia non sarà certo facile. Ma lo faremo anche per rispettare la sua memoria e i suoi insegnamenti.

3M Design and Stefano Boeri. Urban Tree Lounge for Materials Village. 2016
3M and Matteo Thun. A Pinnacle of Reflections for Materials Village. 2019
3M and Patricia Urquiola. A Capsule of Memorabilia for Materials Village. 2017
Materials Village 2018

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