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01/12/2013 | MODA, PEOPLE

Danilo Pasqua, IL SUO MONDO È LA FOTOGRAFIA

È entrato ragazzino, nel 1983, e fin dai primi giorni, con passione, con tenacia, ha costruito la sua professionalità. Da tempo Danilo Pasqua dirige Superstudio 13 ed è punto di riferimento dei grandi come dei giovani fotografi. La sua competenza si è formata sul campo, la sua esperienza accumula ricordi preziosi.
Chi era Danilo Pasqua quando è entrato al Superstudio? 
Un ventenne pieno di speranze con tantissima volontà e con una smisurata passione per la fotografia.
30 anni in prima linea. Il ricordo più bello? 
Ho molti ricordi, tutti belli e pochissimi negativi, ma quello che ancora oggi ricordo con molta emozione è aver conosciuto Irving Penn, per me il più grande maestro della fotografia.
Il fotografo che ti ha insegnato di più? 
Sicuramente Fabrizio Ferri, voleva che i suoi collaboratori fossero i migliori, ho imparato davvero molto da lui. 
Il fototografo con cui è più semplice lavorare? 
Beh storicamente Helmut Newton, lavorare con lui era semplicissimo, non ci si accorgeva nemmeno di essere su un set, è stata una persona semplice e umile, ma allo stesso tempo uno dei più grandi maestri della fotografia. Anche Oliviero Toscani, è una grande persona, ha una disponibilità e una professionalità rara, ti mette a proprio agio e ti aiuta quando ti trovi in difficoltà.
E quello che pretende di più? 
Ce ne sono molti che pretendono oltre il dovuto, alcuni per loro esigenza altri per fare uno show, posso dire che quelli con cui ho dovuto impegnarmi oltre ogni limite sono Mert e Marcus.
La modella o il personaggio che ti ha strappato il cuore? 
Ho conosciuto parecchie star in questi 30 anni, però la modella con cui ho sempre avuto un’amicizia e una stima speciale è Marpessa.
Il servizio di moda più complicato e perchè? 
Un servizio per Vanity Fair America con Annie Leibovitz. Lei è molto brava e precisa, ma è stato molto complicato perchè si fotografavano tutti i calciatori Top Player europei. Tutto doveva essere perfetto, non ci dovevano essere errori perchè la tabella degli arrivi era programmata, ogni calciatore arrivava con volo privato e aveva solo poche ore per lo shooting e ripartire. Sono stati impegnati 4 studi fotografici grandi, nonostante l’importanza dello shooting non era stato fatto nessun prelight, quindi tutto era in diretta. Alla fine dopo tanta tensione tutto è andato per il meglio.
Superstudio è nato come centro per la fotografia in cui i creativi , fotografi, creatori di moda, art-director, stylist, truccatori, parrucchieri e altri professionisti dell’immagine si incontrassero e confrontassero. C’è più rivalità o amicizia tra questi protagonisti?
Penso che ci sia molto rispetto tra di loro, la rivalità come la concorrenza porta a una maggiore qualità del servizio offerto, c’è anche molta amicizia tra molti di loro, d’altronde fanno un lavoro molto bello e ben pagato. Ovviamente tra alcuni c’è e ci sarà sempre della rivalità.
Cosa offre il Superstudio che altri studi non hanno? 
Il Superstudio è una casa, un luogo pieno di storia, è sempre stato nostro desiderio fare in modo che nei nostri studi i fotografici i clienti, le redattrici, le modelle/i, e tutto il team che lavora con loro, si sentano coccolati. Allo stesso tempo offriamo il massimo della professionalità, con cortesia e tanta passione, e credo che tutto questo non si possa trovare altrove.
Cosa ha Danilo che altri direttori di studi non hanno? 
Non saprei dire, forse l’umiltà e l’amore che ci metto a fare il mio lavoro, l’esperienza di oltre 30 anni nella fotografia.
La soddisfazione più grande? 
Aver conosciuto tutte le leggende della fotografia dagli anni ’70 ad oggi.
Un giorno da dimenticare? 
Quando mi hanno chiamato al lavoro per dirmi che mio padre era morto.
Quale differenza principale tra la foto tradizionale e la foto digitale? 
La foto fatta con il sistema chimico (vecchi rullini con pellicola) richiedeva una padronanza della luce e una capacità tecnica che era frutto di anni di esperienza, non potevi permetterti errori soprattutto nei viaggi, la foto doveva essere perfetta al 90%, poi potevi ritoccarla in stampa. Il digitale ha annullato la linea che divideva la fotografia professionale da quella amatoriale. Oggi con il digitale è tutto più semplice, non servono anni di esperienza e la conoscenza tecnica, la foto la vedi prima di scattare, puoi controllare la luce e cambiare quello che non ti piace, basta un computer e un minimo di conoscenza dei 
programmi di acquisizione e ritocco. Il grosso del lavoro lo fa la postproduzione.
Superstudio in 30 anni non è cambiato, ma il mondo attorno sì. Cosa rimpiangi dei primi tempi? 
Mi manca la professionalità e la cultura che i fotografi degli anni ’70 e ’80 fino agli inizi del ’90 dovevano avere per fare una buona foto, altrimenti eri scartato. I giornali o chi li dirigeva davano loro delle chances, credevano in loro. Rimpiango la passione che ci mettevano e il lavoro che c’era dietro la riuscita di una buona foto, tutto era frutto del lavoro di un team molto affiatato. Oggi è diverso, ci sono fotografi pieni di passione e con parecchia cultura ma il sistema non permette loro di emergere per qualità e determinazione, non ci sono più le persone che credono in questi giovani, quindi la qualità è molto più bassa.
I grandi maestri e le scuole di fotografia. Come convivono questi due mondi al Superstudio? 
Semplicemente perchè amano la fotografia. I grandi nomi vengono al Superstudio per realizzare un servizio fotografico, le scuole con i loro allievi vengono da noi per imparare ad utilizzare le stesse luci negli stessi studi dove i grandi fotografi sono passati.
Come fa un giovane fotografo a entrare al Superstudio? 
Il Superstudio è sempre aperto a tutti, qui dentro non facciamo distinzione sulla base del nome o dell’età di un fotografo, sono tutti professionisti e ricevono le stesse attenzioni. Se il giovane è alle prime armi e il suo desiderio è quello di iniziare come assistente, deve semplicemente essere motivato e pieno di passione, presentarsi qui da noi e attendere che si liberi un posto tra i nostri bravi assistenti.



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