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03/12/2020 | INNOVAZIONE, PEOPLE

CARLO RATTI: L’UOMO DEL FUTURO

Di: Gisella Borioli, intervista

La sua vita, la sua professionalità, la sua ubiquità, il suo impegno per un futuro diverso lo rendono un professionista unico. Wikipedia dice: architetto e ingegnere, Carlo Ratti insegna presso il Massachusetts Institute of Technology di Boston, USA, dove dirige il MIT Senseable City Lab. La rivista Esquire lo ha inserito tra i “Best&Brightest”, Forbes tra i “Names You Need to Know” e Wired nella lista delle “50 persone che cambieranno il mondo”. Fast Company lo ha nominato tra i “50 designer più influenti in America” e Thames & Hudson tra i “60 innovators shaping our creative future”. Due tra i suoi progetti - Digital Water Pavilion e Copenhagen Wheel - sono stati inclusi nella lista delle “Migliori invenzioni dell’anno” dalla rivista Time (2007 e 2014). Sempre nel 2014, Copenhagen Wheel ha anche vinto il prestigioso premio Red Dot: Best of the Best.


Come si diventa Carlo Ratti, the best, così giovane?
Senza porsi domande del genere! Credo che alla base del nostro lavoro ci sia molta curiosità. C’è una scena di un famoso film di Truffaut, Jules et Jim, che mi ha sempre ispirato. Quella in cui Jim dialoga con il suo professore Albert Sorel: “Mais alors, que dois-je devenir ?” - “Un Curieux.” - “Ce n’est pas un métier.” - “Ce n’est pas encore un métier. Voyagez, écrivez, traduisez..., apprenez à vivre partout. Commencez tout de suite. L’avenir est aux curieux de profession”. Un altro aspetto è la collaborazione, il lavoro in team. È quello che mette insieme tutte le nostre iniziative: il Senseable CityLab, il laboratorio di ricerca che dirigo al MIT di Boston; CRA - Carlo Ratti Associati, lo studio di architettura e design che ha sede a Torino e New York; e infine il mondo delle start up, come Makr Shakr, Scribit o Superpedestrian. Si tratta di tre sguardi sulla realtà in trasformazione tra mondo fisico e digitale - mediante ricerca, progetto e prodotto.

Tutti parlano delle smart-city del futuro. In sintesi quale dovrà essere il cambiamento più importante e imprescindibile?

Credo innanzitutto che il concetto di smart city vada chiarito. Negli ultimi decenni Internet è entrato nello spazio fisico - lo spazio delle nostre città, in primo luogo e si sta trasformando nel cosiddetto “Internet of Things”, l’Internet delle cose, portando con sé nuovi modi in cui interpretare, progettare e abitare l’ambiente urbano. Alcuni definiscono questo processo con il nome ‘smart city’, la città intelligente. Ma temo che questa definizione rischi di relegare la città a un mero accidente tecnologico. Io preferisco parlare di Senseable City, una città allo stesso tempo sensibile e capace di sentire. Questo è possibile usando le tecnologie come mezzo e non come fine.

Che responsabilità hanno gli architetti in tutto questo?
Una responsabilità enorme, anche alla luce della crisi attuale dell’Antropocene. Anche se le città coprono soltanto il 2 per cento della superficie terrestre, è nelle città che vive oltre il 50 per cento della popolazione mondiale, e sono sempre le città ad essere responsabili del 75 per cento dell’energia consumata e dell’80 per cento dell’anidride carbonica emessa nell’atmosfera. Se riusciamo a fare qualcosa per cambiare in meglio i nostri centri urbani, in Italia come in America, Africa o Asia, possiamo davvero generare un impatto positivo alla scala del pianeta.

Cosa ci insegnerà l’Expo Dubai e in particolare il nostro padiglione Italia?

Come tutti anche noi abbiamo in mente Expo Dubai come una delle occasioni di ripartenza post-covid. Questo significa avere l’occasione di riflettere non solo sul futuro dei grandi eventi internazionali, ma anche su temi di vasta scala che diventano sempre più urgenti, come la sostenibilità. In particolare, il Progetto per il padiglione Italia ci ha permesso di sperimentare nuovi modi di intendere lo spazio e la relazione con il suo contesto. Ci è piaciuta l’idea di un padiglione che si trasformasse continuamente, per questo abbiamo perseguito l’idea di un’architettura riconfigurabile, sia a lungo termine - grazie al riuso dei suoi componenti, le barche che tornano a navigare - sia a breve termine - grazie alle tecnologie digitali. Tema comune è la circolarità: nulla va sprecato; al contrario, tutto viene riutilizzato. Tre barche diventato uno spettacolare tetto dello spazio per eventi mentre i fondi di caffè, le bucce d’arancia, o la plastica riciclata, diventano materiali di costruzione.

La parola Design ha assunto ormai un significato ibrido, allargato, diverso, buono per tutte le stagioni. Cosa è per lei “design”?

Nel saggio “Le scienze dell’artificiale”, Herbert Simon, premio Nobel per l’Economia nel 1978, scriveva: “Le scienze naturali si occupano del mondo così come è [...] Il design (inteso nell’accezione anglosassone di progettazione, ndr) di come potrebbe essere”. Ecco, direi allora che oggi, in piena emergenza Covid-19, abbiamo bisogno di entrambi: più scienza e più design.

Grandi progetti di architettura e più piccoli progetti che cercano di mettersi in sintonia con la natura, come le bucce delle arance “circolarizzate”, i fondi di caffè riutilizzati o il robottino che scrive da solo. Come si affrontano?
Alla base dei nostri progetti, sia con Carlo Ratti Associati, che con le due start-up di robotica che abbiamo fondato, Scribit e Makr Shakr, c’è un approccio di apertura alla molteplicità. Come dicevo siamo un team interdisciplinare ed internazionale, la sperimentazione e la curiosità sono alla base del nostro metodo. Ecco, credo che la curiosità sia alla base di ogni progetto, una chiave per vedere nella diversità uno stimolo e non un ostacolo.

Cittadino del mondo. Dove è la sua “casa”? E dove si vive e lavora meglio?
Viaggio molto tra New York, Boston, dove dirigo il MIT Senseable City Lab, Torino, dove c’è la sede principale del nostro studio di design e innovazione e Singapore. Vivere tra queste città mi permette di guardare sempre da prospettive diverse, per poi ritrovare il piacere di tornare in Italia. Anche se ogni tanto mi viene in mente Pavese, quello della “Luna e i Falò”, quando arriva in California e vede le lunghe colline sotto il sole, quasi identiche a quelle piemontesi, e si chiede: valeva la pena di aver traversato tanto mondo?

Tra Saloni saltati, ipotesi di biennali, pericolo di annullamenti last-minute che toccano l’evento più importante di Milano, davanti a eventuali vuoti, magari coperti da altri, la città potrà ancora essere la capitale del Design, la più attrattiva del pianeta?
Milano è una città a cui sono molto legato. È un laboratorio a cielo aperto e una città aperta, per sua natura, al cambiamento. In questi mesi, dall’osservatorio del World Economic Forum, per il quale dirigo il gruppo di lavoro sul futuro della città, ho apprezzato come Milano venisse spesso presa a modello da molte altre città europee.

Quali le iniziative più importanti in questo periodo a Milano?
Siamo impegnati su diversi progetti: dal masterplan di MIND sull’ex-sito di Expo Milano 2015 al nuovo campus dell’Università Statale, dalla conversione di Palazzo Oberdan in MEET Digital Culture Center (aperto la scorsa settimana) Vitae, vincitore del concorso globale Reinventing Cities. Quest’ultimo progetto, sviluppato su un sito industriale pochi metri dalla Fondazione Prada, prevede oltre 5000 metri quadrati di spazio pubblico restituiti alla comunità - da cui parte una vigna che si avvita sull’edificio e collega tutti suoi ambienti.

Superstudio rinnova l’invito del 2020 a portare un progetto durante la prossima Design Week all’interno dei suoi spazi, che permetta anche al grande pubblico di conoscerla meglio. Cosa potrebbe essere?
Magari Scribit, il robot scrittore nominato da TIME magazine Best Invention of the Year - per una piattaforma aperta ai contenuti di tutti i cittadini.

MEET Digital Culture Center Milano by Carlo Ratti Associati. ph Michele Nastasi
Scribit robot
VITAE building by Carlo Ratti Associati
Trussardi Dehor Milano by Carlo Ratti Associati. ph Pino dell'Aquila

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