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26/08/2021 | DESIGN
MILANO DESIGN WEEK 2021 - SUPERSTUDIO PIU’

ALESSI: LE SUE DONNE DA MUSEO

La posizione visionaria di Alessi che ha fatto dell’arte della tavola e dei piccoli oggetti quotidiani strumenti popolari di cultura e di piacere, a partire dalla famosa oliera di Ettore Sottsass, si conferma ancora una volta premonitore nelle numerose collaborazioni con donne designer. Nata nel 1921 (cento anni fa!) apre nel 1998 il suo museo dove convergono oggetti progetti e documenti che ne hanno fatto la sua originalissima storia, sempre all’avanguardia. Oggi festeggia anche con questa raccolta di oggetti in acciaio 18/10 creati da undici progettiste famose e non: ben ne raccontano l’attenzione, l’ironia, la qualità riservati ad ogni cosa, che se firmata Alessi non è mai già vista o banale.

Odile Decq lavora su movimento, tensione e leggerezza. La fruttiera “Twist Again” si estende dinamicamente dal suo centro alla periferia, tagliando sinuosamente lo spazio. In una scala ridotta richiama gli elementi propri delle architetture della sua progettista, con i loro contrasti e l’inarrestabile forza espressiva. (Twist Again, 2014) Con il sapiente gioco compositivo di pieghe e curvature Elena Manferdini ha saputo modellare l’acciaio donandogli textures e matericità inaspettate. Nel gioco fluido e leggero delle loro geometrie queste fruttiere assumono la valenza di vere e proprie opere scultoree ispirate ai fiori di pesco. (Fruttiere, 2005) La raffinatezza progettuale di Susan Cohn si concretizza in un oggetto dalla fattura quasi sartoriale. Il sovrapporsi di due reti metalliche produce un ricercato effetto moiré che muta costantemente l’oggetto ad ogni cambio di prospettiva, giocando elegantemente con la luce che l’attraversa. (Cohncave, 1992) Abi Alice ricorre a una tradizionale lavorazione della lamiera d’acciaio – basata su semplici operazioni di taglio, piegatura e curvatura – per dare vita a un progetto in cui il suo interesse personale per matematica e musica  arriva a produrre una forma scultorea sintesi della sua cultura poliedrica. (Resonance, 2006). Nella semplicità della sua forma anche il contenitore “Ellipse” esprime la sua funzione. Un segno che circoscrive sinteticamente uno spazio, con una linea austera e ricercata. Il foglio d’ottone è lavorato con un procedimento della tradizione orafa Etrusca. (Ellipse, 2017) Come tutti gli oggetti della collezione “A Tempo”, anche questo progetto di Pauline Deltour si riassume in pochi segni essenziali. Una pura linea metallica si muove nello spazio creando densità e topografie differenti, in un movimento continuo che gioca con lo sguardo dell’osservatore. (Scolapiatti A tempo, 2011) Con uno sguardo divertito e divertente Miriam Mirri affronta anche gli oggettini più banali, persino la molletta per stendere la biancheria. Per Alessi ne disegna diversi: “Acacia” si sviluppa come un alveare attorno a una composizione di profili esagonali che, assemblandosi a sfera, permettono di accogliere efficacemente miele di diverse consistenze. (Acacia, 2014). “Tigrito” fa parte di un progetto giocoso e raffinato, studiato intorno alle esigenze dei nostri amici a quattro zampe. Qui la forma del piccolo gatto in resina termoplastica dialoga per contrasto con le coppette in acciaio inossidabile, costituendo al tempo stesso un dettaglio di grande praticità. (Tigrito, 2009). Leggero come un pizzo o un gioiello traforato, il cuocitè “You” unisce estetica e funzionalità in una sintesi perfetta. Il decoro come funzione o la funzione del decoro? i progetti Moon Bar di Miriam Mirri, in uno spiazzante contrappunto di consistenze e forme differenti, esprimono un essenziale quesito progettuale sull’oggetto di design e sul ruolo delle sue diverse componenti. (Secchiello per ghiaccio e rinfrescatore Moon Bar 2014) L'origami metallico di Naoko Shintani è capace di un gioco di riflessi che ne moltiplica esponenzialmente le capacità espressive. La sua funzione, quella del contenere, diventa quindi un pretesto per una teatrale messa in scena dove il contenuto viene costantemente decostruito sotto gli occhi dell’osservatore. (Kaleidos, 2015) Patricia Urquiola addolcisce un progetto di produzione industriale con una serie di dettagli, come i manici che ricordano dei nastri appuntati a un vestito. Le pentole “Edo” nascono da varietà di riferimenti formali e culturali che evocano l’essenza stessa del cucinare: ingredienti diversi creano pietanze prelibate. (Bollitore e Pentola per Asparagi Edo, 2018/2020) La coppa di Francesca Amfitheatrof, attraverso un preciso gioco di traforatura del metallo, rivela tutta la cultura progettuale dell’autrice. Raffinata designer di gioielli, la Amfitheatrof ha dato vita a un oggetto in cui la capacità espressiva dell’acciaio inossidabile è sommamente esaltata. (Coppa Amfitheatrof, 2000) Un oggetto, quello di Adachi Sakura, che si definisce nel suo movimento nello spazio e che, nelle potenzialità cinetiche, esprime al contempo la propria funzione e il suo carattere più profondo: un contenitore a dondolo che danza e muta costantemente, come accarezzato da una brezza invisibile. (Lovely Breeze, 2017) Per Claudia Raimondo una texture che richiama il mondo digitale e che reinterpreta l’acciaio giocando sull’indeterminatezza del disegno, un fluido cristallizzato in materia solida. In un trionfo di riflessi luminosi si evoca il ricordo degli oggetti lavorati a mano in metalli preziosi. (Joy n°1, 2013).




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